Film del: 2006
Genere: Comico
Durata: 100 minuti Uscito al cinema il: 24/11/2006
Aldo, Giovanni e Giacomo si limitano a documentare lo spettacolo e non il teatro.
Trama:
Storie ordinarie di ordinaria follia interpretate dal trio Wind nella Milano truccata di Arturo Brachetti e trasferita sullo schermo da Rinaldo Gaspari.
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Voto medio: 4,14
Recensione del film: Anplagghed - Al Cinema
C’è voluto più di un anno e una tournée lunga ventidue città perché l’Enterprise di Aldo, Giovanni e Giacomo, mutuata direttamente da Star Trek, “producesse” un allunaggio cinematografico. Il Natale alle porte rischiava di cogliere impreparati i re Mida della risata che quest’anno, complice una stagione teatrale straordinaria e sempre “esaurita”, non avevano avuto tempo e modo per pensare e consegnare allo schermo la loro ennesima commedia. Il disimpegno cinematografico del trio è stato direttamente e fortunatamente (per loro) proporzionale alla sollecitudine di Paolo Guerra, che ha prodotto un “film” letteralmente ripreso dall’omonimo spettacolo teatrale. È così che alcune delle storie minime interpretate dai tre astronauti dell’Enterprise sul palcoscenico dei palazzetti dello sport sono finite, “teletrasportate”, sullo schermo.
All’apparenza non c’è trucco e non c’è inganno, a parte quelli scenici e incantevoli di Arturo Brachetti che da anni incornicia gli spettacoli di AG&G, ma non è forse una mistificazione affermare di aver confezionato per scopi addirittura filantropici un prodotto che avrebbe funzionato puntualmente e più onestamente come homevideo natalizio? Insomma, la gente premeva ai cancelli e la richiesta era eccessiva per poter concepire nuove serate e aggiungere altre date: nasce così Anplagghed al cinema.
L’ultima fatica di AG&G, si badi bene, non è un film convenzionalmente inteso ma una registrazione cinematografica di Rinaldo Gaspari, una scrittura audiovisiva che non interviene attivamente e originalmente su quella scenica e sullo spettacolo. Non si discute l’esigenza di documentare l’avvenimento teatrale, ontologicamente effimero e transitorio, quanto la scelta di fare di quello stesso evento il suo brutto e ridotto doppione cinematografico. Teatro che diventa televisione, che diventa libro, che diventa cinema e poi ancora teatro e di nuovo cinema, che si farà naturalmente e ancora televisione.
Un cortocircuito di mezzi, testi e trasposizioni che confondono e inquietano perché il Trio, in Anplagghed al cinema, si limita a documentare soltanto lo spettacolo senza farci sapere nulla del dietro e del prima, del processo creativo-produttivo che ha condotto al prodotto finito. Aldo, Giovanni e Giacomo si limitano a documentare lo spettacolo e non il teatro. Il loro “concerto” senza spina, il loro esperimento “acustico”, è riducibile soltanto a sé stesso. Le fasi di progettazione, l’allestimento, le prove, il lavoro dell’attore, le dinamiche interne al trio e l’insieme di esperienze e di attività che costituiscono la (loro) cultura teatrale non sono contemplate. L’assenza di queste intenzioni ridimensiona l’utilità culturale di questo progetto, svelandone la natura commerciale. Per cogliere il talento, l’ironia, la gestualità, la cinetica, le valenze espressive e semantiche del trio milanese vi rimandiamo alla visione fisica, rinviando al passaggio tv la sua restituzione audiovisiva. La “relazione teatrale”, almeno il giorno di Natale, è preferibile a quella cinematografica.