Film del: 2006
Genere: Commedia / Drammatico
Durata: 105 minuti
Un primo lungometraggio praticamente perfetto dal punto di vista tecnico
Trama:
Dura la vita per Jorge: un vecchio padre disabile, un fratello testa calda in prigione, il sogno di abbandonare la portineria paterna per fare un lavoro migliore. E una giovane, cresciuta nello stesso palazzo, che dedica al candido e ostinato Jorge un amore sincero ma intermittente, viziato dalla distanza di classe e di cultura. Fino a quando il caso, o forse il desiderio, rimetterà in moto queste esistenze bloccate e molte altre in un gioco non privo d’ironia sul destino, l’eredità paterna, l’ascesa sociale. E quella trappola insostituibile che chiamiamo famiglia.
Daniel Sanchez Arevalo, pluripremiato regista di corti (Fisica II ha ottenuto nel 2004 oltre cinquanta riconoscimenti) gira un primo lungometraggio praticamente perfetto dal punto di vista tecnico, dimostrando una totale padronanza del mezzo cinematografico. Se la regia può dirsi impeccabile, la storia non è meno sorprendente. Tutto piace di questa pellicola: i dialoghi serrati e divertenti, l'atmosfera commovente, i personaggi curati a tutto tondo. Nacho Ruiz Capillas merita, per il montaggio, una particolare lode. Il film è ben tagliato, non mostra incertezze né ridondanze di alcun genere e scorre velocemente, al ritmo della piacevole colonna sonora di Pascal Caigne.
Impossibile non affezionarsi ai giovani protagonisti, alle prese con la loro incapacità di governare le proprie vite per la paura di accettare la responsabilità di diventare grandi. Quim Gutierrez interpreta, per la prima volta, ma non lo si direbbe, il personaggio principale, Jorge, un ragazzo dolce e buono che, a causa di un destino a suo parere già segnato, si ritrova a svolgere il mestiere del portiere, ereditato dl padre infermo che è costretto ad accudire. Il senso di impotenza nei confronti di un futuro che non promette miglioramenti, paralizza Jorge davanti alle scelte importanti e lo rende vittima passiva di un infausto fato.
"Siamo due pesci dentro un acquario" dice l'amico Israel (un divertente Raul Arevalo) a Jorge, ma per abbattere il muro di vetro che separa dall'agognata felicità è necessario imparare a discernere le cose importanti da quelle futili. Le scelte, implicando rinunce, aiutano a comprendere meglio le necessità e rendono artefici del proprio destino. Non è facile mettersi in gioco, accettarne i rischi, e quando si sbaglia non è permesso dimenticare, come accade a Paula, che in carcere sconta la propria ingenuità o ad Antonio, che deve trovare dentro di sé il coraggio di ricominciare a vivere.
Una durezza mai severa tinge di scuro i toni umoristici del film, conferendogli una policromia che ben rappresenta lo stato d'animo della storia. Se il presente può essere di un colore diverso rispetto a come lo vediamo, anche il futuro incerto può trasformarsi in un epilogo dalle tinte di un azzurro più chiaro rispetto al nero del titolo.