Film del: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 103 minuti Uscito al cinema il: 08/09/2006
Trama:
Vincenzo Buonavolontà è stato per lungo tempo responsabile della manutenzione di uno stabilimento siderurgico. Alla chiusura dell'impianto viene incaricato della vendita dell'altoforno a un'azienda cinese, ma ben presto si rende conto di aver ceduto una macchina difettosa che in passato ha causato degli incidenti. Per rimediare al danno, Vincenzo parte alla volta di Shanghai dove, accompagnato dalla giovane interprete Liu Hua, cercherà di localizzare l'impianto per poter riparare la macchina.
Vincenzo Bonavolontà si trova suo agio nella sua fabbrica dove accudisce l’altoforno come un collezionista la propria motocicletta cromata o un bambino il proprio peluche preferito. E quando decidono di vendergli quel caro gigantesco mostro, nella fabbrica ora c’è uno squarcio dal quale si può vedere il sole, da dove si scorgono gli alberi della vicina montagna. Vincenzo Bonavolontà sà che la sua creatura ha un difetto, “un punto fragile”, come ama definirlo, ed allora parte, armato da un ottimismo tutto meridionale – sottolineato da un vago accento napoletano che il bravo Castellitto imprime al proprio personaggio –, perché se una cosa è rotta va aggiustata anche se questo vuol dire arrivare fino in all’altra parte del mondo, dove da noi è giorno se lì è notte; arrivare fino in Cina.
Questo è il pretesto che consente a Gianni Amelio di compiere con La stella che non c’è di descriverci la Cina di oggi, un Paese dalle mille facce dove modernità e tradizione ancora convivono anche se la spinta verso la prima sembra avere un propulsore inesauribile. Un Paese dove ancora oggi è difficile – se non vietato mostrarne le contraddizioni e le storture – come lo stesso Amelio ci racconta illustrandoci le difficoltà produttive incontrate durante la lavorazione. Un Paese dove è possibile costruire un condominio dove vivono più di diecimila persone nel quale la spinta verso la produzione consumistica non risparmia nessuno a partire dai bambini impiegati in lavori spesso molto faticosi se non pericolosi. Ma la Cina è anche un mondo con il quale da secoli il nostro Occidente si confronta – e si scontra – denunciando spesso una sorta di difficile comunicabilità. Amelio lo sottolinea in questo film – ispirato a un romanzo di Ermanno Rea - scritto assieme a Umberto Contarello, raccontando il complicato rapporto di Vincenzo con la sua guida Liu Hua – la giovane attrice Tai Ling per la prima volta sullo schermo – emblema delle difficoltà di un mondo a comprendere l’altro tanto che alla fine il lungo peregrinare intrapreso da Vincenzo si rivelerà inutile. Non inutile, invece, si dimostrerà essere stato il viaggio dei due protagonisti ognuno approdato – non senza dolore – ad un diverso porto – probabilmente più consapevole - della propria vita.
Film dalle tematiche condivisibili e che ha il pregio di mostrarci da vicino realtà delle quali avevamo soltanto idee superficiali, La stella che non c’è sconta però troppa lentezza causa probabilmente una storia che di certo non brilla per suspense e le ripetitive riprese di fabbriche ed altoforni. Un film a cui un tocco di mordente avrebbe di certo giovato.
(Daniele Sesti)
Curiosità:
Liberamente tratto dal romanzo "La Dismissione" di Ermanno Rea.