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Il Mio Paese

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Il Mio Paese

(Il mio paese)

Film del: 2006     Genere: Documentario
Durata: 113 minuti   Uscito al cinema il: 20/04/2007   


Vicari si abbevera a fonti alternative per descrivere un paese diverso da quello che siamo abituati a vedere in televisione.


Trama:

Tra il 2005 e il 2006 Daniele Vicari percorre l'Italia da sud a nord per raccontare il presente segnato dalla crisi economica e dalla perdita di competitività internazionale.



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Recensione del film: Il Mio Paese

Parte vacante non sente ragione. Quando si tratta di mangiare i lavoratori sono costretti a fare di necessità virtù, partire per trovare altrove un modo per sbarcare il lunario, sentirsi emigranti in un paese in cui molti immigrano alla ricerca dello stesso Eldorado.

Daniele Vicari parte dalla Sicilia e taglia la penisola fermandosi nei punti strategici dove l’Italia cerca una fonte energetica pulita, un modo per sopravvivere al mercato cinese, una strada alternativa alla chiusura delle fabbriche Fiat. Il regista parte dal documentario L’Italia non è un paese povero commissionato da Enrico Mattei a Joris Ivens per dimostrare che il nostro paese era in grado di diventare quella potenza mondiale che è divenuta negli anni sessanta. Il filo conduttore è chiaramente il lavoro. L’arrivo delle grandi industrie atteso con grande speranza quaranta anni or sono, oggi viene valutato alla luce di ciò che è stato promesso e ciò che non è mai stato mantenuto.
Gela, Termini Imerese, Melfi, vivono oggi la perdita delle illusioni che i signori dell’industria avevano riversato sugli abitanti del sud che vedevano nell’industrializzazione una speranza per non emigrare. Oggi queste realtà prendono coscienza della possibilità di offrire altro. Le industrie, soprattutto la Fiat, non hanno molto futuro, e dunque piccoli imprenditori tornano a valorizzare la terra, l’energia pulita, i prodotti tipici dei quali la nostra penisola è ricca. A Guidonia il documentario si fa mordace quando ricercatori internazionalmente affermati sono compatiti da colleghi indiani che rifiutano il loro stesso posto di lavoro perché modestamente retribuito.

Vicari si abbevera a fonti alternative per descrivere un paese diverso da quello che siamo abituati a vedere in televisione. Fa parlare ingegneri, ricercatori, scrittori, filosofi, studiosi della società italiana e lavoratori che vivono sulle proprie spalle la crisi economica, l’impossibilità di ricorrere alla svalutazione per risolvere il problema della competitività, la difficoltà di sopravvivere in un mercato globale dove c’è chi può produrre la stessa cosa ad un prezzo molto inferiore sfruttando la mano d’opera a bassissimo costo.
A Prato gli imprenditori partecipano a riunioni simili a quelle degli alcolisti anonimi, alla ricerca delle motivazioni che li hanno portati fuori dal mercato, nel timore che il periodo delle vacche grasse sia definitivamente tramontato. Il documentario termina nella città che per prima ha cercato un contatto con l’oriente. A Venezia il polo chimico è in cerca di una rigenerazione. Interpretare le possibilità offerte dal mercato nel rispetto di uno sviluppo ecosostenibile è l’unica speranza che potrebbe garantire alla nostra penisola quel colpo di reni indispensabile.

Vicari con il suo lavoro mette in luce un’Italia stanca del clientelismo, che lamenta più meritocrazia, che in mancanza di aiuto si organizza e cerca alternative alla globalizzazione. Il linguaggio è ciò che mostra il cambiamento degli italiani negli ultimi quarantenni. Il dialetto è quasi inutilizzato, mentre parole come “gap culturale”, “nuova sfida” e “quant’altro” si impongono unificando lavoratori del nord e del sud in un’unica disarmonia linguistica.

(Andrea Monti)



Cast

Dati Tecnici

Nazione

 

Italia

Regia

 

Daniele Vicari

Produzione:

 

Vivo Film / RAI CInema

Distribuzione:

 

indipendente

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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