Con la partecipazione di John Lennon al concerto per la liberazione di John Sinclair, arrestato per aver offerto un paio di spinelli ad un poliziotto in borghese, si apre il documentario di David Leaf e John Scheinfeld presentato in anteprima alla 63^ Mostra del Cinema. Questo è il primo atto di un conflitto che opporrà la pop star all’amministrazione americana sino alla metà degli anni ’70.
Il documentario ripercorre la progressiva trasformazione di Lennon da icona pop ad attivista politico di primo piano con il distacco dagli altri componenti della band e con la figura di Yoko Ono che diventa sempre più predominante nella gestione del rapporto tra la coppia e i mass media in un periodo dove il duo era costantemente al centro dell’attenzione e riusciva con grande abilità a trasformare in evento mondiale anche un semplice sit-in in una camera da letto.
I registi si sono avvalsi di documenti inediti ed attraverso una lunga serie di interviste a personaggi famosi dell’epoca (tra gli altri Angela Davis, Ron Kovic, Noam Chomsky, Walter Cronkite, Gore Vidal) viene fuori un duro atto d’accusa verso l’amministrazione Nixon e gli organi di polizia federale spaventati dalle prese di posizione antimilitariste di Lennon in un contesto sociale dove la spaccatura all’interno del paese era profonda a causa della guerra in Vietnam. E’ ben tratteggiato il panorama sociale, politico e culturale dell’America degli anni ’70 con il concreto rischio di un’esacerbazione del conflitto che opponeva le due anime del paese.
Ed è proprio il dito puntato verso le attività illegali del governo degli Stati Uniti la parte migliore del documento: per anni gli agenti federali, hanno tenuto sotto controllo, hanno fabbricato prove false, hanno minacciato centinaia di attivisti nel tentativo di reprimere il dissenso politico, per favorire la vittoria elettorale di Richard Nixon nel 1972, cosa poi puntualmente avvenuta. La parte finale risulta invece più debole, nonostante il montaggio serrato, e i registi scelgono di compiacere Yoko Ono glissando elegantemente sul periodo di separazione avvenuto tra i due - durato ben 18 mesi - nel il quale il compositore si trasferì a Los Angeles ed abbandonò l’attivismo politico, forse anche a causa della sconfitta elettorale subita dal candidato democratico da lui sostenuto.