Tony Scott è incapace di un’inquadratura “normale” così come la protagonista del suo ultimo film è incapace di una vita normale. E’ proprio questa la grana caratterizzante dell’esistenza di Domino Harwey che il regista Scott ha trovato irresistibilmente attraente tanto da dedicarle un film: l’impossibilità, il rigetto sarebbe più corretto dire, ad accettare la comoda parabola di una figlia di una ricca ed agiata famiglia di Beverly Hills, preferendo a piscine e lustrati cocktail al tramonto la violenta vita di una cacciatrice di taglie. Ed in effetti, se non avessimo letto che la storia che si racconta in questo film è ispirata a personaggi realmente esistiti, avremmo fatto fatica – al di fuori del fervido universo tarantiniano, solo a lui è concesso tanto – a tollerare che in uno stesso contesto narrativo convivessero un cacciatore di taglie ed il suo assistente con il cuore tanto tenero quanto forti le loro braccia che impugnano fucili grossi come bazooka, una comunità schiamazzante ed appassionata di neri che organizza una rapina da 10 milioni di dollari per un fine umanitario, un mafioso che parla al telefono dal fondo di un piscina per non essere intercettato, un produttore televisivo che decide di realizzare un reality sul gruppo di cacciatori di taglie, un autista afgano specializzato in esplosivi, e, per l’appunto, una formidabile combattente eccezionalmente letale con le fattezze e le grazie di una delle più affascinanti attrici del momento, Keira Knightley.
Tutto questo in un lampeggiare incontrollato di riprese tremolanti i cui continui sfrenati singulti sembrano impastarsi – esaltandone il ritmo – con una narrazione frammentata che si contorce come un cavo elettrico impazzito fino ad annullarsi smentendo anche se stessa. Scott mette la macchina da presa al servizio della sceneggiatura seguendone gli sforzi di chiarire alcuni passaggi non proprio limpidissimi, finendo però, in realtà, col complicare ulteriormente la trama tanto che, ad un certo punto, non si comprende a quale livello del gioco ci si trovi (doppio, triplo, quadruplo.....?)
Il regista inglese può contare però su un cast di notevole richiamo a partire dalla Knightley che presta la faccia ad un personaggio controverso e contraddittorio, sospeso sul pericoloso confine tra il paradiso e l’inferno, eternamente alla ricerca di una stabilità interiore il cui equilibrio può essere sconvolto anche solo dalla morte di un insignificante pesce rosso. Assieme alla Knightley un nugolo di personaggi tutti ben caratterizzati da ottimi attori: Mickey Rourke, Edgar Ramirez, Delroy Lindo, Christopher Walken, Mena Suvari e Jacqueline Bisset. Quest’ultima nei panni della madre di Domino, la cui prima preoccupazione è non vedere la reputazione della figlia (una che va in giro per il mondo ad acchiappare delinquenti, letteralmente, con un pugnale tra i denti) “sputtanata” in un programma televisivo.
Il finale è malinconico, vena che spesso attraversa i film di Tony Scott, edificante ed in un certo qual modo pericolosamente eversivo. Si mostra come, con l’aiuto di esplosivi ad alta tecnologia, ed il sacrificio di vite umane, si possa far del bene sia nella opulenta America sia in uno sperduto villaggio tra le montagne afgane...
(Daniele Sesti)
Curiosità:
Domino Harvey, la donna che ha ispirato il film, è morta nella sua casa di Los Angeles la sera del 27 giugno 2005, all'età di 35 anni.