Film del: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 93 minuti Uscito al cinema il: 21/07/2006
E’ pane, questo film, per spettatori dal palato esigente che sappiano cogliere la nascosta poesia del rapporto amoroso tra la vecchia killer (Helen Mirren) ed il suo giovane amante (Cuba Gooding jr.)
Trama:
A Rose, assassina di chiara fama, viene diagnosticato un cancro. Decide così di portare a termine un ultimo incarico insieme al suo compagno Mickey.
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Voto medio: 6,50
Recensione del film: Shadowboxer
Lee Daniels il regista di Shadowboxer prima di questo suo esordio alla direzione può vantare un passato di produttore attivo ed innovativo, The Woodsman e, soprattutto, Monster’s Ball, le opere realizzate.
Debuttando alla regia bisogna dire che segue il solco di questi film dimostrando la rara inclinazione a mettere in atto drammi disperati dove la preoccupazione di imbonirsi un certo pubblico poco disposto ad affrontare temi gravi e pesanti dove nulla si concede al compiacimento o alla facile e digeribile soluzione, non rientra tra le priorità dei filmmakers.
Perché, se racconti la storia di una killer di professione, malata terminale, che di fronte all’ultimo contratto, uccidere una donna incinta, decide di salvare la vittima aiutandola anche a partorire e offrendosi di salvarla, e giri una scena di sesso e morte tra le più crude e struggenti che si ricordino (non può non venire alla mente la scena di sesso disperato e violento tra Halle Berry e Billy Bob Thornton in Monster’s Ball per l’appunto) non ci si può aspettare il pubblico delle commedie patinate e profumate di violetta. E’ pane, questo film, per spettatori dal palato esigente che sappiano cogliere la nascosta poesia del rapporto amoroso tra la vecchia killer (Helen Mirren) ed il suo giovane amante (Cuba Gooding jr.) nonché collega di affari. Li divide una lunga fila di anni ma li unisce un amore che è più che devozione, più che incondizionata fiducia. Tra di loro, una donna da salvare (Vanessa Ferlito) con il suo bambino dal marito violento e crudele (Stephen Dorff) che li vuole morti per una assurdo concetto di onore.
Ambientato a Philadelphia, fotografata come una città del Nord Europa, fredda, impersonale, scolorata anche nei momenti più intimisti, il film ha nella prova dei due protagonisti uno delle sue componenti migliori. Helen Mirren è una maschera drammatica convincente pur nella misura delle sue espressioni che dicono più di quanto i tratti non si muovano, Cuba Gooding jr., con la faccia da eterno bambino, coglie la nobiltà del personaggio che interpreta (ricorda vagamente il Leon di bessiana memoria) modulandone le tinte alternando momenti di estrema freddezza ad altri di insolita dolcezza. Stephen Dorff, ormai abbonato a ruolo di cattivo, digrigna i denti e tende i muscoli mentre compie efferatezze senza eguali.
Film dall’impianto rigoroso, anche se in alcuni momenti denota alcune soluzioni affrettate come il finale che avrebbe meritato una maggiore meditazione da parte degli autori, Shadowboxer difficilmente emergerà dall’angusto limbo dei film d’autore.