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Lady in the Water
(Lady in the Water)
Film del: 2006
Genere: Drammatico / Fantastico / Horror
Durata: 110 minuti Uscito al cinema il: 29/09/2006
Shyamalan trae la sua ispirazione da una fiaba per bambini da lui stesso inventata per far addormentare i propri figli.
Trama:
Cleveland Heep è il guardiano di un condominio. Un giorno aiuta una giovane inquilina che si trova in pericolo. Dopo questo avvenimento scoprirà che la donna nasconde un misterioso e pericoloso segreto.
Al suo settimo lungometraggio M. Night Shyamalan realizza il film che probabilmente più si avvicina alle sue peculiari corde stilistiche e contenutistiche. In Lady in the water sono presenti tutti gli ingredienti del suo modo di fare cinema: un mistero che anche se svelato continua ad affascinare ed irretire, un mostro che affonda le radici nel nostro inconscio più profondo, protagonisti con un passato doloroso e venati dalla tinta collosa della nostalgia, la scelta di un’ambientazione dove l’ambiguo e l’ arcano si annidano dietro ogni angolo oscuro.
La premessa è un’animazione di delicati graffiti in bianco e nero che raccontano una storia ancestrale di uomini e creature marine dapprima alleate poi divise dall’indifferenza dell’uomo non più capace di saperle ascoltare. Inventa una nuova mitologia creando personaggi come Narf, mitica creatura venuta sulla Terra per salvare il pianeta ed i terribili Scrunt, animali irsuti che incarnano la malvagità assoluta.
Shyamalan trae la sua ispirazione da una fiaba per bambini da lui stesso inventata per far addormentare i propri figli. E forse è proprio per questo che mette in gioco molto di sé stesso interpretando uno dei personaggi principali ( a differenza delle comparsate a cui ci aveva abituato negli altri suoi film) che va a confondersi con la pletora di maschere che popolano quest’opera, tutte accomunate dall’irrinunciabile bisogno di credere. Mette in scena la sua storia in un condominio (57 appartamenti, sottolinea) con al centro una piscina dalla forma di un cuore sghimbescio. Da essa Cleveland (Paul Giamatti) vede uscire Story (Bryce Dallas Howard già con Shyamalan nel precedente The Village) la creatura marina, diafana come un alga, dalle lunghe gambe color madreperla. La fiaba si dipana, ed è l’intuizione e la tenacia di Cleveland a condurla fino al suo termine raccogliendone i fili e coinvolgendo la variegata e multiforme comunità del condominio, quasi fossero questi apostoli di una attesa epifania.
Shyamalan dedica ai suoi personaggi inquadrature ristrette soprattutto all’inizio del film quasi a volerne sottolineare l’angusto ambito psichico in cui questi si trovano e che l’apparizione di Story aiuterà a liberare. Maestro nel rappresentare con un fruscio od anche con semplici pallide ombre i nostri incubi più orrendi, non allenta mai la tensione neanche nei momenti in cui la triste maschera di Giamatti si concede alla leggerezza di tornare bambino per comprendere il segreto della favola che sta vivendo.
Ad un certo punto del film l’unico personaggio che, sublime paradosso, rimane inerte di fronte alla magia che sembra aver avvolto il condominio pronuncia questa frase: “non c’è più originalità a questo mondo, purtroppo”. Per fortuna ci sono artisti come Shyamalan a smentirlo.