Film del: 2005
Genere: Commedia
Durata: 95 minuti Uscito al cinema il: 27/01/2006
La vita è come un cantiere. Questa è la filosofia del nuovo film di Brigitte Rouan.
Trama:
Chantal Letellier è quel che si dice “una donna ammirevole”: avvocato progressista, s’impegna con tutta sé stessa a difendere i deboli e, avendo sia charme che grinta, vince spesso. Quando ottiene il permesso di lavoro per un giovane architetto colombiano, decide di affidargli dei piccoli lavori di ristrutturazione della sua casa e l’architetto si porta dietro, come operai, sei connazionali tutti “sans papier” non esattamente specializzati.
La vita come un cantiere: questa è la sintesi del nuovo film di Brigitte Rouan. Affermazione impegnativa perché ha in sé l’idea di rappresentare gli incidenti dell’esistenza a paragone degli incidenti che ci si trova davanti quando si rimette a nuovo la propria casa. Commedia con spunti surreali e sociali, Travaux possiede la passione del cinema indipendente ma è realizzata in maniera a dir poco confusa.
Tutti i personaggi del film sembrano macchiette irrealizzate e il film stesso è una serie di scenette legate senza collante. L’idea di base è certamente lodevole: realizzare un film che parli del grande problema dell’immigrazione, in Francia sentito più che mai viste le recenti notizie di cronaca, parlandone in maniera leggera. Visti i risultati e tenendo conto che i transalpini hanno una scuola comica che merita tanto di cappello, si poteva fare molto di più. Carole Bouquet, brava e bella, Jeanne-Pierre Castaldi attore bravo e duttile e Aldo Maccione , conosciuto bene anche dalle nostre parti, sono tre degli attori che si aggirano tra i calcinacci della casa e del film ma non riescono a fare uscire fuori un racconto che tenga.
Sembra che l’intenzione fosse quella di realizzare un film che avrebbe dovuto far ridere ad ogni fotogramma ed invece riesce appena a far sorridere ogni mezz’ora. Ad un certo punto appare Hugh Grant ed allora il film sembra decollare, ma è troppo tardi perché dopo un minuto d’orologio partono i titoli di coda. E anche l’apparizione dell’attore inglese è in linea con tutto il film: sembra fuori luogo. Ma se il film non riesce a far ridere come si era prefissato, non riesce neanche a sviscerare il problema dell’immigrazione. Tutti i lavoranti di varie etnie della casa, non sembrano sentirlo molto questo problema. E’ un po’ come i trucchi dei prestigiatori: c’è ma non si vede. Il personaggio della Bouquet, avvocato che si occupa proprio dei diritti degli immigrati è assolutamente al di fuori della realtà, sembra che si occupi di questi problemi più per gioco che per inclinazione (o senso di colpa, come potrebbe essere) e tutti i trucchetti che usa quando vuole far colpo (balla e vola senza preavviso), non servono neanche a far di lei un personaggio surreale. Quindi né reale né surreale.
Dispiace vedere un risultato così con tutte le argomentazioni e i mezzi che si avevano, ma se l’idea di vedere la vita come un cantiere può funzionare, non funziona certo l’idea di vedere su uno schermo, quindi a risultato acquisito, un film come un cantiere.