Film del: 2006
Genere: Biografico / Costume / Drammatico / Storico
Durata: 123 minuti Uscito al cinema il: 17/11/2006
Sofia Coppola adotta il punto di vista di un’adolescente, che le ragioni di stato fecero regina, e ricostruisce per lei e intorno a lei un mondo inedito, che cortocircuita storia, musica e moda in un curioso impasto di umore decadente, pennellate punk e suoni New Romantic
Trama:
L’austriaca Maria Antonietta sposa a sedici anni l’imbelle Luigi, Delfino erede al trono di Francia, consolidando l’alleanza tra le due nazioni. Nei vent’anni che la separano dalla Rivoluzione e dalla ghigliottina, Maria Antonietta sarà moglie, madre e regina a Versailles.
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Voto medio: 6,14
Recensione del film: Marie Antoinette
La Marie Antoinette di Sofia Coppola è inaspettata e gli spettatori contemporanei, come i cortigiani del XVIII secolo, resteranno probabilmente stupiti davanti a questa giovane regina dandy dai capelli colorati, gli occhi trasparenti e il maquillages lunare, che si muove come una rock star per i saloni di Versailles. Siamo insomma lontani dal rigore filologico di Visconti o dalla scenografia affettata e reazionaria degli infiniti sequel della giovane imperatrice Sissi, interpretata da una pure incantevole Romy Schneider.
Sofia Coppola adotta il punto di vista di un’adolescente, che le ragioni di stato fecero regina, e ricostruisce per lei e intorno a lei un mondo inedito, che cortocircuita storia, musica e moda in un curioso impasto di umore decadente, pennellate punk e suoni New Romantic. Allontanata dagli affetti, abbandonata ogni “cosa austriaca” e costretta suo malgrado a una lussuosissima cattività, la Maria Antonietta di Kirsten Dunst, straordinaria sotto il peso della storia e di parrucche che sfidano le leggi di gravità, eredita la grazia e tutto il disagio esistenziale delle precedenti protagoniste della regista statunitense. Delle sorelle suicide dell’esordio, Antonietta ha il candore e la dolcezza di un’adolescenza mai finita, la piena vitalità ingabbiata nel “giardino” di Versailles e interrotta bruscamente sulla piazza di Parigi. Di Scarlett Johanson e della sua giovane americana a Tokio, la regina teeneger condivide l’ “esilio” culturale, la difficoltà di una lingua che non trova quasi mai l’espressione precisa per restituire i movimenti del cuore, per tradurre le conversazioni dell’anima. Le parole perse nella traduzione, il non detto e il non fatto congelato dall’etichetta di corte, scorrono nella musica “incisa” sulla pellicola come la grafica punk dei Sex Pistols. Il “lettering” colorato che componeva il nome della band inglese sfregia le tele che ritraggono la giovane sovrana, formalizzando e manifestando lo spregio del suo popolo verso il mondo aristocratico e decadente che lo affama.
Ma Parigi è lontana, fuori dai cancelli di Versailles, dove la Coppola dimentica la Storia procedendo per anacronismi e dissonanze suggestive. Lo straniamento è suggerito dagli abiti sfarzosi confezionati per l’occasione da Milena Canonero e dalla colonna sonora glamour e imparruccata dei Bow Wow Wow, in cui la regista colloca le età di Maria Antonietta, perduta nei suoi pochi anni, nelle coppe di champagne, nella glassa colante, nella pasticceria minuta, nelle torte cariche di zuccheri e colori, sotto sfoglie di sottane, dentro bianche crinoline. Sposa, regina, madre, amante ma sempre adolescente: ubbidiente col suo sovrano, amabile col marito, tenera coi figli, languida con l’amato Fersen, conosciuto a un ballo in maschera sulle note ballabili degli Strokes. Ma la Storia incombe lungo la strada che porta a Versailles, davanti ai suoi cancelli, sotto il balcone reale dove Maria Antonietta si inchina prima di venire inghiottita dal buio dei titoli di coda, nelle atmosfere cupe e angoscianti dei Cure che “tagliano” le immagini e cantano il tempo dark della Regina-pop.