Film del: 2005
Genere: Commedia / Drammatico
Durata: 118 minuti Uscito al cinema il: 14/10/2005
L’ultimo film di Roberto Benigni La tigre e la neve ha un finale da sogno ed un inizio in un sogno in mezzo c’è una storia che a pensarla reale si fa fatica
Trama:
2003. Un poeta, per amore della donna di cui è follemente innamorato, finisce in Iraq, proprio nel bel mezzo dei bombardamenti compiuti dagli americani per liberare lo stato mediorientale da Saddam Hussein.
L’unica arma di distruzione di massa trovata da Attilio, poeta romano trasvolato a Bagdad per inseguire l’amore della sua vita, è uno scacciamosche. Insieme a questo innocuo strumento di sterminio Attilio, “che di mestiere trova le parole giuste”, scova un mangiadischi (con il quale suona un vecchio 45 giri di Claudio Villa) e delle bombole di ossigeno per accudire la sua malata che protegge come il bene più prezioso della Terra.
In una Bagdad fotografata con il cuore a “Le mille e una notte” e la testa in un reportage televisivo, gli scoppi delle bombe che cadono dal cielo, quel cielo che millenni addietro gli uomini tentarono di raggiungere con una torre, fanno meno impressione dell’amore che muove il personaggio che Benigni interpreta con tutta la passione che le sue fibre gli permettono.
E’ un amore forte e risoluto, granitico e inflessibile, ottuso nel non fermarsi davanti ad alcun ostacolo, sia esso una pattuglia di impauriti americani, un medico armato solo di cortesia ed un pessimo inglese, un testardo cammello che vagola per il deserto. Nell' ospedale sgarrupato campeggia un’immagine gigante del dittatore deposto e davanti ad essa il poeta scivola incosciente come se quegli illustri baffi non avessero mai tornito quelle labbra omicide.
L’ultimo film di Roberto Benigni La tigre e la neve ha un finale da sogno ed un inizio in un sogno (forse la scena più fascinosa con Tom Waits che esegue una meravigliosa canzone). In mezzo c’è una storia che a pensarla reale si fa fatica. Questa volta il Benigni regista deve impegnarsi davvero tanto per trasformare in immagini filmiche quel che il Benigni autore partorisce assieme all’amico Cerami: bisogna dire che, a differenza delle opere precedenti, questa volta la regia regge il confronto grazie ad una direzione – soprattutto delle scene di massa e più concitate – più matura e più consapevole.
L’alchimia comico-drammatica, così cara al regista toscano, funziona se ci si sofferma all’epidermide dell’opera. In una analisi superficiale, infatti, ci si può accontentare dei monologhi dell’attore e della sua naturale buffa fisicità, ma, se ci pungesse vaghezza di trovare argomenti più significativi da questo film, si rimarrebbe delusi.
D’accordo l’amore, quel sentimento che squarcia le vene e lacera i nervi, la forza più eversiva che esista, ma si ha l’impressione che Benigni con La tigre e la neve abbia ormai definitivamente imboccato il percorso iniziato anni fa, abbandonando per sempre la cruenta via della polemica politica ed accantonando lo scontro diretto e la provocazione, inebriandosi mollemente nella suadente morbidezza delle parole. Invece di Bagdad avrebbe potuto essere Saraievo o qualsiasi altro teatro di guerra lo sfondo per l’ode all’amore che con questo film visceralmente ci propone.
E se Bagdad è un pretesto, è difficile da perdonare. Anche a Benigni.
(Daniele Sesti)
Curiosità:
Numeri del film
30 milioni di euro: il costo totale del film. 800: il numero di copie di uscita del film in Italia. 14 Ottobre: la data di uscita del film in Italia. 16: le settimane di lavorazione. 12: le settimane di preparazione. 20: le settimane di postproduzione. 60: la media persone della troupe. 320: il maggior numero di comparse utilizzate in un solo giorno.
Le riprese del film si sono svolte negli studi cinematografici di Papigno per quattro settimane; a Roma (Fontana di Trevi, l’Auditorium Parco della Musica, il quartiere Aventino, Rebibbia, via Cristoforo Colombo, piazza Mancini, via del Circo Massimo) per cinque settimane; infine per sette settimane in Tunisia, dov’è stata ricostruita la parte irachena del film tra Tunisi, Touzeur, Gafsa e Nefta.