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The Interpreter

(The Interpreter)

Film del: 2005     Genere: Spionaggio / Thriller
Durata: 128 minuti   Uscito al cinema il: 28/10/2005   


La diplomazia tra gli stati di tutto il mondo passa per le bocche di zelanti interpreti, chiamati a mettere i capi di stato nelle migliori condizioni per comprendersi.


Trama:

Una traduttrice dell’ONU ascolta per caso una conversazione di morte in una lingua africana che pochissimi nel mondo possono capire. Messi da parte i dubbi decide di denunciare l’accaduto e suo malgrado diventare il formaggio di una grande trappola per efferati topi.



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Recensione del film: The Interpreter

La diplomazia tra gli stati di tutto il mondo passa per le bocche di zelanti interpreti, chiamati a mettere i capi di stato nelle migliori condizioni per comprendersi. Nella solitudine e nell’isolamento, senza clamore o velleità di protagonismo, i traduttori lavorano alla costruzione di un mondo coeso.

Sidney Pollak è il primo regista autorizzato a girare nelle stanze del palazzo delle Nazioni Unite, negate anche ad Hitchcock. A sua disposizione un cast illustre. La storia, un buon pretesto per parlare di politica internazionale, terrorismo, integrazione, conflitti etnici, fame nel terzo mondo, paura, fobie, resistenza, diplomazia in contrapposizione alla guerra preventiva.
Non basta però fare una rapida spesa per servire un pasto succulento. Il tentativo di dare lustro ad un’istituzione che negli ultimi anni è stata miserevolmente bistrattata è lodevole. L’estremo bisogno di dare forza alle parole, in contrapposizione all’aumento del volume degli esplosivi che stordiscono l’intero pianeta, è condivisibile. Il punto di vista della protagonista che sente tutto e lavora per riferire fedelmente ciò che interpreta con passione, a fin di bene, è originale.

Poi però c’è un paese dell’Africa subsahariana vittima di guerre incivili. Bianchi che si sentono a casa solo nel continente nero. L’ordinario dittatore accusato di genocidio, affabulatore rivoluzionario trasformato in un mostro dal potere che sporca qualsiasi fede. Si racconta ciò che non disturba le delicate orecchie di nessuno. Gli stereotipi riempiono il pentolone e nel piatto finisce la solita minestra riscaldata, condita in extremis da una storia d’amore che tarda a manifestarsi e nega baci ai suoi affascinanti interpreti.
Le scene che dovrebbero distribuire tensione, creare suspance, incollare lo spettatore ai braccioli, sono tirate al punto da slabbrarsi ed esaurire il proprio effetto nell’immaginario di un pubblico che vede attentati e morti tutti i giorni. La realtà in Palestina, Iraq, Madrid, Londra, Indonesia, Turchia, senza riesumare le torri gemelle, è di gran lunga più efferata e spettacolare nella sua mediatica e quotidiana ostentazione.

La speranza che la protagonista abbia una doppia vita, che non sia così candida, che emerga un suo lato oscuro, tribale, cessa nel momento in cui sacrifica la vendetta sull’altare dei buoni sentimenti. I due personaggi che per tutto il film si influenzano, vittime entrambi di atroci destini, freschi portatori di lutti famigliari, si trovano finalmente soli in una stanza dell’ONU. Nelle loro mani hanno un rivoluzionario traditore del popolo, degli ideali di un continente e del principio più alto sul quale si erge il palazzo che li ospita.
Il copione impone le sue regole. Niente vendette, niente sangue, neanche uno schiaffone a chi non ha esitato a sterminare il proprio popolo per interessi privati. Lui ripete la storiella sul perdono a lei che ora vorrebbe comportarsi come lui avrebbe agito con l’amante della moglie, se non avesse mai incontrato lei, così bella e così convinta che le parole possono cambiare ciò che la violenza può solo aggravare.

Scambio di ruoli imposto da una vita difficile, che ti priva tragicamente degli affetti più cari, ti getta nel terrore, ti dà una responsabilità, a volte ti chiede di abbassare la pistola, spesso ti invita a tirare il grilletto.
Spara Nicole! Spara in testa a quel bastardo che ha fatto uccidere tuo fratello! Spara, ammazzati e lascia Sean a piangere la tua bontà perduta, i tuoi ideali calpestati, il tuo candore macchiato dal sangue versato grazie alle armi prodotte da chi? Niente domande, siamo al climax! Sean urla il suo dolore all’interno del palazzo. Può eleggere il suicidio ad effetto o fare strage di diplomatici zittendo il mondo con parole grondanti verità, ben interpretate dal sangue della vittima che ancora caldo solca il suo volto.

Ma Nicole esita.... si fida di Sean e abbassa la pistola come lui le intima di fare o colpisce?

Al parco degli addii le rughe sulla fronte di Pen servono solo a magnificare la pelle di una nivea Kidman.

Per evitare poi un finale oltremodo lieto, quando tutti aspettano il bacio consolatorio, ai due non è concesso di sfiorarsi; si castra la via sentimentale per una più casta via di mezzo.

(Andrea Monti)



Cast

Sean Penn   Sean Penn
(45 anni circa in questo film)

... Tobin Keller

Nicole Kidman   Nicole Kidman
(38 anni circa in questo film)

... Silvia Broome

Sydney Pollack   Sydney Pollack
(71 anni circa in questo film)

... Jay Pettigrew

Catherine Keener   Catherine Keener
(45 anni circa in questo film)

... Dot Woods

    Michael Wright
(44 anni circa in questo film)

... Marcus

    George Harris

... Kuman-Kuman

    Earl Cameron
(88 anni circa in questo film)

... Zuwanie

Yvan Attal   Yvan Attal
(40 anni circa in questo film)

... Philippe

Jesper Christensen   Jesper Christensen
(57 anni circa in questo film)

... Nils Lud

Dati Tecnici

Nazione

 

USA / Francia / Regno Unito

Regia

 

Sydney Pollack

Sceneggiatura

 

Martin Stellman / Brian Ward

Fotografia:

 

Darius Khondji

Colonna Sonora

 

James Newton Howard

Produzione:

 

Working Title Films / Studio Canal

Distribuzione:

 

Eagle Pictures

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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