Il caldo è insopportabile d’estate in alcune parti del Brasile, il clima diventa secco, il terreno arido, ed il problema della siccità dilaga ulteriormente. Jona, l’uomo del tempo, come lo chiamano gli amici per il suo lavoro, quello di metereologo presso una delle principali rete televisive del paese, è costretto ad attraversare proprio quell’entroterra per arrivare al capezzale del padre, ucciso per un colpo d’arma da fuoco. L’uomo non mette piede nel suo paesino natale da quando era giovane, tanto da non ricordarsi neanche il volto del genitore.
Lìrio Ferreira, il regista di Arìdo Movie, è nato proprio in quelle lande desolate, strizzate dal sole, calcando le stesse strade del protagonista. Dopo due coregie, più di trenta videoclip di artisti sud americani e molti cortometraggi, questo film è la sua prima opera completa.
I tre amici di Jona, nel film, malgrado lui abbia consigliato di non farsi accompagnare nel suo pellegrinaggio, decidono però di seguirlo a sua insaputa, per correttezza sentimentale. Il personaggio più strambo di quella scalcinata combriccola è un uomo corpulento, alto, con il pizzetto, che ha sposato come stile di vita quella del cannarolo completo. Per lui il semplice rollare quel piccolo fagottino di tabacco è una gioia infinita, come se fosse il suo unico obbiettivo, il solo scopo della sua vita. Ecco, sembra che per il regista quello sia il suo alter ego filmico ed abbia inteso le riprese come un lungo, estenuante joint.
La siccità, l’aridità, come recita il titolo dell’opera, sta proprio nel suo contenuto. La fotografia virata, quasi essiccata dal colore, somiglia all’effetto che farebbero alcuni funghetti magici ingurgitati dai personaggi durante il loro cammino per quelle lande lunari.
Questo oggetto cinematografico, sostanzialmente, non ha nè capo ne coda. I protagonisti si muovono non solo senza una metà, ma anche senza una vaga idea di che cosa sia una metà. Lo scontro palese fra l’uomo della città e gli indigeni del luogo, ancora attaccati alla loro umile terra, non ha nè la forma di denuncia ne quella crudele forma di distacco fra due culture.
Si sa man mano che i polmoni si riempiono di quella roba la ragione viene sempre di più a mancare, e così al film l’ossigeno si dirada ulteriormente, fino ad arrivare al capitolo finale il quale sembra girato da uno a cui gli si è addormentata completamente la parte razionale del cervello.
In definitiva l’intento di questo Arìdo Movie non si è proprio appreso, se è un film sul viaggio si è capito con quale tipo di viaggio voleva confrontarsi il regista, se è un qualcosa sullo scontro fra due culture, l’artefice, con una destrezza incredibile, non è riuscito a sfiorare neanche minimamente l’argomento, allora che tipo di film ha concepito Lìrio Ferreira ?