Film del: 2005
Genere: Animazione / Azione / Fantascienza
Durata: 90 minuti
Trama:
Sono passati due anni da quando Cloud ha sconnfitto il malvagio Sephiroth salvando il mondo. Ma la pace di questa nuova vita ora è minacciata dal violento Kadaj e dalla sua banda. Ricomincia così la lotta...
Recensione del film: Final Fantasy VII: Advent Children
Che il regista Tetsuya Nomura provenga dal mondo del video game, risulta abbastanza chiaro non appena iniziano a scorrere le scene dei combattimenti. Animazione dalla tecnica sopraffina e cura maniacale di personaggi e fondali sono un’inequivocabile segnale. Anche la trama è legata a doppio filo alla saga di Final Fantasy che tanta fortuna ha avuto con la Playstation. Se questo è sicuramente di conforto per i fans, non lo è per un pubblico che non abbia ben chiaro tutto lo sviluppo narrativo legato ai sei precedenti capitoli. Quando nel pieno della lotta si vedono sopraggiungere alcuni personaggi salutati come fossero i fratelli persi da tempo, ci si rende conto che qualcosa non è ben chiaro.
Ma al di la di questo restiamo abbastanza colpiti dall’enorme influsso che la religione cristiana sembra aver esercitato sugli autori (giapponesi). Se già il nome dell’antagonista: Sephiroth, richiama un angelo caduto di biblica memoria, la scena finale del “battesimo” è inequivocabile. Questo tematica si unisce a quelle piu’ classiche delle religioni orientali, quali la reincarnazione ed il “flusso vitale” che unisce tutti gli esseri viventi, in una sorta di crogiulo mistico-religioso che costituisce l’ossatura, ed il pretesto, per questo action-movie animato.
Proprio questa azione esasperata, sottolineata da musiche incalzanti in uno stile che alterna techno-rock a passaggi di musica sacra corale, risulta in alcuni momenti troppo stiracchiata inducendo nello spettatore una certa “stanca”.
Nel complesso il prodotto risulta costruito in maniera totalmente diversa dal suo “zio” – vista la totale diversità d’ambientazione - Final Fantasy. Il realismo dei personaggi viene accantonato a favore di un aspetto piu’ legato al videogioco e l’ambientazione si trasferisce da un futuro di stampo fantascientifico ad uno post-catastrofico. Resta comunque una sorprendente autenticità di tutto il contorno su cui si muovono i personaggi ed una domanda destinata e restare insoluta: “Ma se all’eroe basta comporre la “superspada” per vincere, perché non lo fa subito?”