Film del: 2005
Genere: Drammatico / Noir
Durata: 90 minuti Uscito al cinema il: 13/04/2007
Attraverso la sua opera, Gordon vuole lanciare una gran bella provocazione verso tutti coloro che si sentono “giusti”
Trama:
L’agente di cambio Edmond Burke, insicuro e insoddisfatto, plagiato da un indovino che gli fa credere di essere una persona dotata di poteri speciali, lascia moglie e casa per trasferirsi nella caotica New York, dove inizierà a condurre una vita all’insegna dell’eccesso e della trasgressione, tra sesso e omicidi.
Diretto da Stuart Gordon e sceneggiato da David Manet, Edmond è una storia di paure e desideri che, secondo il regista e per bocca del suo protagonista, sono in realtà le due facce di una stessa medaglia. Per buoni tre quarti di film, la scena si svolge nel corso di una sola, interminabile notte, durante la quale Edmond cerca di liberarsi delle proprie più intime paure (delle donne, dei neri, dei gay, insomma da tutto ciò che è sotto l’unico comune denominatore del concetto di “diversità”) stanandole ed immergendocisi completamente. Così, condotto da una mano invisibile che ha le sembianze di un misterioso ed enigmatico numero, 115, l’uomo si trascina da una situazione estrema all’altra, scontrandosi con realtà intrise di violenza, degradazione, (quasi) sesso, sopraffazione, irrazionalità che a tratti portano a pura (o presunta?) follia.
Attraverso la sua opera, Gordon vuole lanciare una gran bella provocazione verso tutti coloro che si sentono “giusti”: si ha un lavoro rispettabile e onesto e un nido d’amore in cui tornare ogni sera, si va in chiesa tutte le domeniche e, soprattutto, si crede di essere profondamente tolleranti o addirittura misericordiosi. Ma poi, questi stessi uomini potrebbero scoprire all’improvviso, come fosse una folgorazione, che si trovano “in un posto che non appartiene loro”, ed è allora che dovrebbero iniziare a “liberarsi” di tutte le sovrastrutture che la società, la cultura o la religione ha costruito su di loro, prendendo coscienza del fatto che si è tutti razzisti, intolleranti nei confronti di chi non si capisce o concepisce, tutti completamente travolti e strozzati dalle proprie paure. Si compra un antico coltello da combattimento pensando di utilizzarlo solo per autodifesa e poi ci si scopre incapaci di contenersi e capaci di una brutalità inaudita.
Anche se qualcuno, come Julia Stiles (una degli interpreti di questo film), ritiene di ravvisare in Edmond gli stessi temi di smisurata violenza e “paura razziale” che hanno ispirato il documentario di Moore Bowling for Columbine, il tentativo dell’autore di scuotere gli animi giocando la carta dell’eccesso e dell’inconsulto legati alla rivoluzionaria (seppur per certi versi stimolante) filosofia secondo cui “ogni paura nasconde un desiderio” appare un po’ troppo presuntuoso. Il “la” di partenza non è affatto male, Macy è perfetto nei panni dell’incontenibile Edmond, ma il tutto rotola pericolosamente verso un punto di non-arrivo: non tanto la storia in sé per sé, quanto il messaggio che si vuole trasmettere con essa si attorciglia su se stesso lasciando, nel finale, uno strano sapore di inconcludenza e la sensazione che, forse, si è sprecato qualcosa di interessante su cui riflettere un po’ più chiaramente.