Film del: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 87 minuti
Tante persone, sempre di più, sono costrette a vivere sradicate dai luoghi a cui appartengono: per sempre stranieri nei luoghi in cui vivono.
Trama:
Ogni notte Ahmad trascina il suo pesante chiosco ambulante per le strade di New York ed ogni mattina vende caffè e ciambelle. È il lavoratore che si trova ad ogni angolo di strada in ogni città. È un uomo che si chiede se potrà mai sfuggire al suo destino.
Ognuno ha bisogno di un senso di appartenenza. Tante persone, sempre di più, sono costrette a vivere sradicate dai luoghi a cui appartengono: per sempre stranieri nei luoghi in cui vivono.
Man Push Cart ci parla di questo: della fatica di trovare un posto dove vivere. E “posto”, ovviamente è inteso come un luogo dell’anima. Tutta la vita a tirare un carretto che porta caffè e ciambelle, può sembrare a molti un posto di ripiego. Ma un lavoro, qualsiasi lavoro sia, ha una sua dignità ed è per questo che merita rispetto. Hamed ha conosciuto le stelle (faceva il cantante di successo in Pakistan), ora invece conduce una vita dura in un paese che non è il suo. Ma è pur sempre vita. E i problemi ci sono: tante volte i soldi mancano - perché se è vero che qualsiasi lavoro ha la stessa dignità è pur vero che non ha la stessa paga - ha un figlio che non lo vuole vedere, conduce una vita silenziosa... ma è pur sempre vita.
Il film di Ramin Bahrani sembra ci voglia dire che tutti gli sforzi che ognuno fa per costruirsi un ruolo nel mondo, non sono sforzi sprecati. Hamed vende le ciambelle sempre nello stesso angolo di strada ed ogni mattina le persone che vengono a fare colazione lo riconoscono e lo salutano piacevolmente, quindi Hamed ha un ruolo: è qualcuno, ed è molto di più di uno che vende le ciambelle nello stesso angolo di strada. La gente lo riconosce, ed è proprio questo il senso di appartenenza di cui parlavamo all’inizio.
Man Push Cart usa uno stile molto asciutto e si rifà alla linea, molto sfruttata ultimamente, di un linguaggio quasi documentaristico: si sviluppa piano piano, per piccoli gradi, senza sobbalzi. In alcuni punti ricorda un po’ il Cinema di John Cassavetes (tenendo le dovute distanze perché Cassavetes è il più grande), nel senso che sembra non accadere nulla, ma invece, in qualche modo, accade. Se v’aspettate un film d’azione andate a cercare da un’altra parte, ma se cercate un film che parli di tutte le piccole cose che incontrano la vita di ognuno di noi, i brevi gesti quotidiani, l’importanza di ogni frammento; allora questo è il film che fa per voi.
In un mondo che ogni giorno va più veloce è importante riuscire a vedere che tutto ciò che ci passa davanti agli occhi ha un senso, così come hanno un senso i brevi riti quotidiani: il giornalaio, il carretto delle ciambelle e tutto il resto. Ed accorgerci che queste piccole cose, forse, così piccole non sono.