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Changhen Ge

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FESTIVAL

Festival di Venezia 2005
Film in concorso

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Changhen Ge

(Changhen Ge)

Film del: 2005     Genere: Drammatico / Romantico
Durata: 120 minuti   



Trama:

Cinquant'anni della vita di una donna bella e famosa, che dal 1947 al 1981 conosce successo e fama, ma anche gioie e dolori, sullo sfondo dei principali eventi storici della Cina.



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Recensione del film: Changhen Ge

L’omonimo romanzo di Wang Any Changhen Ge (letteralmente, “La canzone del rimpianto senza fine”), da cui è stato tratto il film di Stanley Kwan (in concorso alla 62° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia), è stato pubblicato nel 1996 e già allora aveva destato moltissima curiosità sul tema che tratta: il passaggio dalla “vecchia” alla “nuova” Shanghai. Il film, infatti, ha un’estensione temporale che va dai primi anni ’40 al 1981 e parla di questa evoluzione raccontando la storia personale della protagonista, e dimostrando come la Storia (quella con la S maiuscola) abbia mutato la città e insieme coloro che la abitano («Lei sbocciò insieme con la sua città, ma appassì da sola» è la frase che introduce l’epilogo della vicenda). Incisivo è, a tal proposito, il risvolto sociale e culturale che la pellicola ha specie per noi Occidentali che, per quanto colti e istruiti, non potremo mai capire l’importanza che ha assunto per la Cina la Repubblica Popolare Cinese e, soprattutto, la rivoluzione culturale del ’66. Sarebbe, per questo, un errore pensare che i fasti dei primi anni e poi il rapido declino della vita di Qiyao, la protagonista, siano la semplice metafora di una sorta di parabola che ha vissuto Shanghai (così come anche Hong Kong e Pechino); in realtà, il messaggio del film sembra essere un altro, ovvero che una città in perenne cambiamento non può permettersi di aspettare chi “resta indietro”: arriva sempre un giorno in cui è necessario mollare e “farsi superare”.

Kwan ha dunque cercato di dipingere la sua protagonista, interpretata da una brava Sammi Cheng (giovane cantante di successo che ha all’attivo già una quindicina di film), come una di quelle persone destinate a portare sulle proprie spalle il peso del mutamento della loro città; ed è per questo che la Qiyao cinematografica, rispetto a quella del romanzo, sembra avere una connotazione meno leggendaria e più umana, se così si può dire. E parlando sempre di connotazioni si ravvisa anche un certo “tocco occidentale” che questo film ha, sia da un punto di vista prettamente estetico (scenografia e fotografia in primis) che narrativo (inteso tanto per la storia in sé che per i dialoghi su cui è costruita); non s’intende, con ciò, sostenere che vi è uno stupido scimmiottamento della vita sociale e culturale dei paesi dell’Ovest, bensì che non è così peregrino pensare che, a volte, la cinematografia cinese può non essere lontana anni luce da quella nostra ma, anzi, avere numerosi punti in comune e non risultare poi così difficile da digerire.

A questo proposito, c’è chi ha parlato di Changhen Ge come della Meglio Gioventù cinese... in fondo, l’impianto narrativo è lo stesso e i mezzi espressivi attraverso cui il regista vuole veicolare il proprio messaggio pure. Una grande differenza però c’è: sono soprattutto amore e reputazione i concetti cardine su cui si forma, nell’opera di Kwan, la sostanza del personaggio di Qiyao, che passa da una delusione amorosa all’altra cercando di mantenere ugualmente alta la propria dignità e trasformandosi nella testimonianza vivente dei mutamenti della società.

(Laura Spina)



Cast

    Jun Hu
(37 anni circa in questo film)

    Sammi Cheng
(33 anni circa in questo film)

Tony Leung Ka Fai   Tony Leung Ka Fai
(47 anni circa in questo film)

Dati Tecnici

Nazione

 

Cina / Hong Kong

Regia

 

Stanley Kwan

Sceneggiatura

 

Catherine Lim

Produzione:

 

Raintree Pictures

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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