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Mary

(Mary)

Film del: 2005     Genere: Drammatico / Religioso
Durata: 83 minuti   Uscito al cinema il: 18/11/2005   


A dirigere la trinità alla scoperta della fede, un Abel Ferrara in stato di grazia, pronto, dopo l’undici settembre, a raccogliere la croce e salire sul Calvario di Hollywood nel tentativo di mostrare la strada al suo popolo allo sbando.


Trama:

La storia di Marie, attrice ossessionata dal ruolo di Maria Maddalena che impersona fino all’immedesimazione.



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Recensione del film: Mary

Per affrontare un tema elevato come quello della vita di Gesù, deve essere ben chiara la motivazione per cui si intraprende il viaggio. Chiunque tenti, attraverso prediche, rappresentazioni artistiche, anatemi, esorcismi, avvertimenti o spinte alla fede, deve preventivamente porre a se stesso le domande alle quali ha presunzione di dare risposta.

Matthew Modine gira un film sul suo sangue e dirige Juliette Binoche nella rivisitazione della figura di Maria Maddalena, discepola molto vicina a Cristo, come scritto nei Vangelo Apocrifo di Filippo, ritrovato nel 1947 a Qumran e non riconosciuto dalla Chiesa di Roma. Forest Whitaker dirige uno show televisivo di approfondimento sulla figura di Gesù, ascoltando personalità illustri come Jean-Yves-Leloup, traduttrice francese del vangelo di Maria Maddalena, Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ed un prete non vincolato dal pensiero ufficiale del Vaticano.

A dirigere questa trinità alla scoperta della fede, un Abel Ferrara in stato di grazia, pronto, dopo l’undici settembre, a raccogliere la croce e salire sul Calvario di Hollywood nel tentativo di mostrare la strada al suo popolo allo sbando. Con un approccio laico, più volte sottolineato da un linguaggio crudo, da alterchi violenti, da esternazioni ai limiti della blasfemia, il regista accende un faro sull’overdose mediatica che ci impedisce di percepire la sofferenza che giunge attraverso una scatola troppo spesso nelle mani di santoni che non sanno cosa dire ma hanno la pretesa di pontificare.

Gli attori che si avvicinano a personaggi così irraggiungibili non possono che rimanere turbati dall’immedesimazione, dal metodo Stanivlasky, dalla realtà che vivono, dalle immagini che vedono scorrere in televisione, dal rumore delle bombe che continuano a riempire le loro orecchie.
Mel Gibson incassa tanti Passion Dollars, permettendo a Ferrara di intraprendere un percorso religioso, senza velleità di stupire, volontΰ di spaccare le masse, di muoverle a difesa e contro vittime o carnefici. I suoi personaggi siamo noi, spettri in cerca di una realtΰ a cui ancorare la nostra fede, uno scoglio sul quale ritrovare la capacità di avere cura dell’altrui destino, spinta per tendergli una mano e forza per salvare il prossimo, per liberare noi stessi da tutti i mali.

La vita porta ognuno di noi a confrontarsi con il dolore. Improvvisamente cambia il ritmo degli eventi e apre una porta alla tardiva riflessione. Non c’è possibilitΰ di cambiamento senza rinuncia, non c’è arte senza ricerca della veritù, non c’è approdo senza sincera e coraggiosa ricerca dell’amore per il prossimo.
Il film di Ferrara è ciò che di più necessita alla nostra umanità mantenuta sotto scacco da una minoranza armata, ostentatamente folgorata sulla via di Damasco. Le minoranze religiose in America muovono verso un integralismo religioso da contrapporre all’islamica guerra santa combattuta a suon di disperati kamikaze manipolati da annoiati sceicchi in cerca di visibilitΰ globale. Il Papa muove le sue truppe a difesa del suo impero più che a tutela delle quotidiane vittime innocenti. Il rischio di cadere in una globale balcanizzazione dei conflitti religiosi è alto. Lo smarrimento del popolo Americano dopo l’undici settembre è evidente. Il rischio che imbocchi una strada senza chiedersi il perché è la realtà che insanguina gli schermi di tutto il mondo dove le parabole più efficaci non sono quelle del Signore, bensì quelle che permettono a tutto il mondo di osservare con distacco la distruzione dell’umanità.

Il padre palestinese che copre il figlio sotto il fuoco israeliano è ciò che più dovrebbe scuotere e spingere ad una reazione. Ma passa anche questa, come le teste mozzate, i morti di fame, lo tzunami, le bombe intelligenti contro i miscredenti, il sangue degli innocenti sacrificato sull’altare del potere, una volta mediatico, un’altra politico, spesso religioso perennemente economico.
Il cinema è l’unica possibilità per indicare al mondo spaccato e in preda ad una masochistica flagellazione la via della fratellanza, del rispetto dell’altro, della tolleranza globale.
Ferrara sa che il crollo delle torri gemelle ha seppellito l’America ed il suo cinema come veicolo pubblicitario per vendere il suo sogno, e tenta di uscire dall’incubo cercando di dare voce alle ragioni degli altri.

(Andrea Monti)



Cast

Forest Whitaker   Forest Whitaker
(44 anni circa in questo film)

... Ted Younger

Heather Graham   Heather Graham
(35 anni circa in questo film)

Juliette Binoche   Juliette Binoche
(41 anni circa in questo film)

... Marie Palesi

Matthew Modine   Matthew Modine
(46 anni circa in questo film)

... Tony Childress

Stefania Rocca   Stefania Rocca
(34 anni circa in questo film)

Dati Tecnici

Nazione

 

Italia / USA

Regia

 

Abel Ferrara

Sceneggiatura

 

Simone Lageoles / Massimo Cortesi

Fotografia:

 

Stefano Falivene

Colonna Sonora

 

Francis Kuipers

Produzione:

 

Baraonda / Associated Films / Central Films

Distribuzione:

 

Mikado

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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