Recensione del film: Il Mio Nuovo Strano Fidanzato
Teresa De Pelegrì e Dominic Harari sono marito e moglie, spagnola lei, inglese lui. Insieme hanno scritto e diretto un film che nasce dalle ossessioni dei due sceneggiatori/registi: famiglia, sesso e Medio Oriente.
Convinti che il grosso problema dei giorni nostri è “come evitare di uccidere la persona con cui dobbiamo convivere”, firmano una commedia dai ritmi perfetti e dalla corsa forsennata, dove ogni battuta, gag o situazione rivela paranoie latenti e nevrosi manifeste: la presenza di un arabo all’interno della famiglia ebrea rivela l’angoscia contemporanea di avere il “nemico alle porte”, mentre la paura di essere uccisi si confonde col terrore di aver ucciso.
Teresa De Pelegrì e Dominic Harari ricreano all’interno di un appartamento – vero e proprio territorio occupato – le lacerazioni e i conflitti del dissidio arabo-istraeliano, restando in mirabile equilibrio tra dramma e farsa grottesca. Ma i due registi non si limitano a identificare le cause dell’odio nelle incomprensioni storiche tra mondo arabo e mondo israeliano, ma fanno esplodere le contraddizioni all’interno della medesima famiglia, i cui membri si fanno la guerra tra loro, in un feroce crescendo di reciproche accuse.
Infatti nella famiglia Dalinsky si ritrovano tutte le sfumature di una società complessa e in perenne disaccordo con sé stessa: si va dall’ateismo irriverente della sorella di Leni, al tradizionalismo pigro della madre, all’ortodossia religiosa del fratello minore, al nostalgico bellicismo del nonno. Ma forse il merito maggiore di questa commedia (crudele, appassionata e astuta, come sono tutte le buone commedie) è quello di fondere la tematica di marca politica-religiosa con quella spudoratamente sessuale, cercando in maniera divertita di trovare nelle gioie del sesso (e dell’amore) l’antidoto alla rabbia e alla vendetta.
Si deve al personaggio di Tania, madre snaturata, danzatrice del ventre a tempo perso e ninfomane impenitente la battuta migliore del film: “tu sei religioso perché ancora non hai toccato un paio di tette”.