Film del: 2003
Genere: Biografico / Costume / Drammatico / Storico
Durata: 103 minuti Uscito al cinema il: 18/03/2005
C'è un lavoro davvero accurato nella ricerca sul linguaggio: il raffinato napoletano, il gergo del volgo, il lezioso francese, il portoghese risciacquato in Arno , l’ inglese che cominciava ad affermarsi come lingua universale
Trama:
Le vicende della rivoluzione napoletana del 1799, viste attraverso lo sguardo di Eleonora Pimentel Fonseca, una donna apparentemente fragile, ma che ha dentro una grande forza.
Adattato dall’omonimo romanzo di Enzo Striano, “Il resto di niente”, raccontando la vita di Eleonora Pimentel Fonseca, narra anche le vicende di uno dei fenomeni più contraddittori, ma anche più fertili di futuri semi di libertà, della storia dell’Italia prerisorgimentale. Ci riferiamo alle Repubbliche concepite, e premarutamente abortite, a seguito della discesa in Italia delle truppe napoleoniche.
Nel film della napoletana Antonietta De Lillo, si parla della Repubblica partenopea creata dai patrioti napoletani dopo la fuga del Re a Palermo, spaventato dall’arrivo dell’esercito francese. Tra questo manipolo di sognatori spicca la figura di Eleonora, nobile di una decaduta famiglia di origine portoghese, che lega le sue sorti a quelle della repubblica napoletana nella quale svolge un ruolo di primaria importanza: quello di diffondere tra il popolo le idee di libertà ed eguaglianza tra gli uomini. Compito arduo se non impossibile quando si parlano lingue così diverse.
La De Lillo opera un lavoro davvero accurato nella ricerca sul linguaggio e sulle sue espressioni. Il raffinato napoletano colto, il gergo del volgo, il lezioso francese parlato a corte, il portoghese risciacquato in Arno della famiglia di Eleonora, l’emergente inglese che cominciava ad affermarsi come lingua universale: un miscuglio di suoni e di parole quasi paradigmatiche delle idee, ora rivoluzionarie ora, più studiatamente, riformatrici, che ribollivano nei cenacoli intellettuali tra una pasta e fagioli ed una canzone giacobina.
Cura ed attenzione che la regista riserva anche alla ricostruzione degli ambienti, così artificiosamente decadenti, ed alla scelta scrupolosa dei costumi, delle acconciature, dei più piccoli dettagli.
La De Lillo – che ha anche collaborato alla sceneggiatura di Giuseppe Rocca - narra la storia ricorrendo spesso ai flussi di memoria di una Eleonora ormai prossima al patibolo. Crollato il sogno della Repubblica sotto i cannoni del pragmatico ammiraglio inglese Orazio Nelson, Eleonora rivive i momenti più salienti della sua vita.
Le dotti disquisizioni di filosofia politica, il fermento di menti liberate dal giogo di una millenaria sottomissione, i suoi sforzi nel trovare un linguaggio che potesse arrivare la popolo; ma anche la macabra conclusione della sua esperienza matrimoniale con un bruto ufficiale dell’esercito delle due Sicilie, la dura prigionia patita prima dell’arrivo dei francesi, la dolorosa constatazione di quanto il popolo fosse distante dalle loro idee: tutto questo raccontato con una macchina da presa sempre mobile – quasi a vivacizzare la fissità di alcune scene dense di dialoghi – e senza rinunciare a qualche momento di infantile poesia sottolineato dalle colorate figurine di cartone che congiungono tra loro le differenti situazioni temporali.
Al centro una Maria De Medeiros i cui occhi grandi e languidi ben rappresentano quel sogno di “un mondo nuovo” che animava quegli uomini morti per esso.
(Daniele Sesti)
Curiosità:
Il ruolo del filosofo Gaetano Filangieri, che ispirò le idee rivoluzionarie nella Napoli borbonica, è interpretato dal drammaturgo Enzo Moscato.
La regista Antonietta De Lillo acquistò i diritti del romanzo di Enzo Striano, fin dal 1997.