Film del: 2005
Genere: Commedia
Durata: 100 minuti Uscito al cinema il: 25/03/2005
La volontà di non farne tre corti ma un unico film, costringe i registi, come nel rugby, a portare la palla finché la storia ha respiro, per poi passarla indietro al compagno che fa un altro passo verso la meta
Trama:
In treno, dal centro Europa verso Roma, i protagonisti si passano il testimone di differenti storie: l’amore fantasticato da un anziano, un obiettore di coscienza ed una vedova autoritaria, una famiglia di clandestini alle prese con tre tifosi del Celtic in trasferta.
Kiarostami partorisce l’idea di una pellicola girata a sei mani e gira la parte centrale del lungometraggio iniziato da Olmi e concluso da Loach. La volontà di non farne tre corti ma un unico film è lodevole, e costringe i registi, come in una partita di rugby, a portare la palla finché la storia ha respiro, per poi passarla indietro al compagno che fa un altro passo verso la meta.
Nell’episodio diretto da Olmi, Carlo delle Piane si invaghisce della Bruni Tedeschi ed i suoi sguardi amorosi ben si fondono con i sorrisi compiacenti della più giovane interlocutrice. L’amore solamente evocato si concretizza e si dissolve in flashback che ne chiariscono l’impossibilità senza togliere nulla ai piccoli scambi di tenerezze. Sullo sfondo il dramma dei profughi che ripongono tutte le loro speranze in un viaggio senza posti a sedere, pasti da consumare nel vagone ristorante o latte caldo per i piccoli al seguito.
Kiarostami segue il treno lasciato da Olmi e specularmene rispetto al primo episodio mette a confronto un’anziana ed un giovane. La signora (Silvana De Santis) è accompagnata da un obbiettore di coscienza (Filippo Tojano) costretto a subire la sua lunaticità. Più il ragazzo subisce più auspichiamo la sua reazione. Più tarda, più il calcio per liberarsi dalle grinfie della donnona risulta liberatorio.
Con qualche sorriso in più rispetto al primo episodio, ma senza il supporto che l’illusione dell’amore sa dare ad un paesaggio che scorre, Kiarostami passa la palla a Loach che apre il gioco mettendo tre ingenui tifosi scozzesi a confronto con realtà a loro ancora sconosciute. In treno perché uno dei tre ha paura di volare, i ragazzi comunicano, in uno scozzese a tratti incomprensibile, con tutti coloro che entrano nel loro raggio d’azione. Aprono il cuore nei confronti di chi ha fame per poi chiuderlo di fronte al rischio di perdere la partita, obiettivo primario del loro viaggio spensierato.
La famiglia di profughi del primo episodio Loach ce la presenta in tutta la sua miseria, raccontandoci i suoi sogni di ricongiungimento con il padre emigrato in Italia con una nave di profughi albanesi. Ci fa dubitare di loro mostrando il ragazzino colpevole del furto del biglietto di uno dei tifosi, ma poi a Roma li mostra nell’abbraccio che ricongiunge la famiglia. Gli stessi sentimenti volutamente cercati nello spettatore, Loach li anticipa facendoli provare ai tre ragazzi scozzesi che a rotazione si chiedono se è giusto aiutare chi li ha derubati, se al posto loro avrebbero fatto lo stesso, se l’occasione fa l’uomo ladro o è la miseria che toglie la possibilità a tanti di avere rispetto per se stessi e per gli altri.
Loach chiude il film con la fuga dei tre tifosi dalla polizia, mettendo i sostenitori della squadra di casa, la Roma, a bloccare gli inseguitori e ad agevolare la corsa degli scozzesi verso la loro meta, lo stadio.