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I Fiumi di Porpora 2 - Gli Angeli dell'Apocalisse
(Les rivières pourpres II - Les anges de l'apocalypse)
Film del: 2004
Genere: Horror / Thriller
Durata: 98 minuti
Trama:
Il commisario Niemans ed il giovane detective Reda si trovano di fronte a dei delitti esoterici apparentemente disconnessi tra loro.
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Voto medio: 6,33
Recensione del film: I Fiumi di Porpora 2 - Gli Angeli dell'Apocalisse
Tornano i fiumi di porpora ma questa volta dietro la macchina da presa c’è Olivier Dahan, artefice del fantastico e geniale “Pollicino”. Alla sceneggiatura, e ovviamente anche alla produzione, ecco ricomparire l’ex enfant prodige del cinema francese, Luc Besson, che riprendendo in mano il romanzo best seller in Francia di Jean-Christophe Grangé, chiede al suo autore originale di inventare una nuova trama basata sui personaggi del libro e ne compone in seguito una sceneggiatura. Il risultato è una nuova avventura con l’ispettore Niémans di Jean Reno e il suo nuovo compagno, il giovane e irruente Reda, interpretato da Benoît Magimel, che una scia di truci omicidi spinge ad indagare all’interno di un antico convento. Qui i frati non sono semplici uomini in preghiera ma una sorta di guerrieri ninja che grazie ad una scorta di anfetamine, residuo bellico dell’ultima Grande Guerra, possono contare su una straordinaria forza e abilità. Guidati da un tedesco, che visti i mezzi che impiega ha tutta l’aria di essere un ex-nazista, perseguono con tenacia e crudeltà il loro scopo, ovvero trovare l’antico tesoro che nel lontano 800 dC il re Lotario II rubò alla Chiesa.
Ambientato in Lorena e utilizzando come scenario anche la famigerata linea Maginot, il regista gioca con le atmosfere. Rendendole il più spesso surreali, Dahan indugia tra la spietatezza della realtà e la suggestione della fantasia, un gioco di equilibrismi che purtroppo si trasforma in un vuoto e fastidioso manierismo. Tra le mancanze, incredibile a dirsi, figura anche la sceneggiatura di Besson che non è all’altezza della fama dell’autore e tentenna, asservita all’amalgama dei generi di cui si costituisce il film. E neppure il virtuosismo di Dahan è sufficiente a sostenere le insensatezze della storia, sottolineandone invece tutte le incongruenze e facilonerie. L’azione però non gli fa difetto: se non corrono a perdifiato saltando come cavallette di tetto in tetto, i protagonisti se le danno di santa ragione, per tacere dei litri di sangue che arrossano i numerosi impiantiti. Cinema che si vorrebbe popolare ma che al tempo stesso si immagina elitario, riducendosi ad una operazione di marketing piuttosto convenzionale.