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A.I. - Intelligenza Artificiale

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A.I. - Intelligenza Artificiale

(Artificial Intelligence: AI)

Film del: 2001     Genere: Avventura / Fantascienza
Durata: 146 minuti   



Trama:

Futuro. David un bambino robot, compie uno straordinario viaggio per diventare umano.



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Voto medio: 6,62

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Recensione del film: A.I. - Intelligenza Artificiale

Difficile collocare questo lavoro, che tutti sappiamo essere una sorta di testamento di Stanley Kubrik, in una precisa nicchia. Di certo il Maestro avrebbe realizzato qualcosa di diverso: più duro, più graffiante... più vero, mentre Spielberg ci ha posto davanti una favola dai toni “morbidi”, facilmente leggibile sia dal pubblico adulto, che da quello più giovane.

In un prossimo futuro su una terra ormai priva delle sue calotte ghiacciate e con la popolazione umana decisamente ridotta da drastici controlli delle nascite, i robot, o meglio i “mecha”, hanno ormai affiancato gli uomini (gli “orga”) nei lavori e nella vita quotidiana.
Alla ricerca di una sempre maggior perfezione dei processi cognitivi di questi robot, il professor Hobby (William Hurt qui finalmente giunto alla sua Fine del Mondo) realizza David un perfetto bambino “mecha” che viene affidato ad una famiglia della Cybertronic, l’azienda produttrice. Monica ed Harry Swinton lo adotteranno come fosse il loro figlio perduto, o quasi.

La pellicola si divide in tre distinte fasi narrative, tre generi anzi quasi tre episodi a se stanti, ricuciti insieme dalla maestria di Spielberg. La prima parte con la vita familiare di David ricorda D.A.R.Y.L. (film degli anni ottanta dalla tematica simile) ed approfondisce la difficoltà, soprattutto da parte degli umani, fossero anche gli stessi genitori di David, di accettare un robot, o meglio un “diverso”, all’interno della loro società.
Nella seconda ci troviamo di fronte ad un vero e proprio “road-movie” con David, alla ricerca di una chimera, che attraversa ciò che rimane del mondo confrontandosi sempre con il problema sociale dell’accettazione, non per niente il suo accompagnatore–mentore è un robot gigolò (Judie Law / “Gattaca”). Anche la fotografia sottolinea chiaramente questo cambio di ritmo: passiamo da toni molto caldi spesso di giorno con rappresentazioni attraverso vetri e specchi – come a sottolineare il disagio nell’affrontare direttamente la macchina – ad ambientazioni prettamente notturne con colori sgargianti, quasi sparati, ed affollate da mille personaggi.
L’ultima parte, infine, è un vero e proprio omaggio a Kubrick ed a “2001 Odissea nello Spazio” (casualmente anno di rilascio del film): bianco dominante, atmosfere oniriche ed eteree, un senso quasi di intangibilità e analisi dell’inconscio.

La trama sviluppat, da Spielberg sulla scorta della traccia delineata da Kubrick prima della sua morte, mette parecchia carne al fuoco, forse troppa. Dall’analisi dei rapporti all’interno della società umana e della famiglia, alla stigmatizazione di figure che fanno leva sul demagogismo (la fiera della carne) fino alla critica di una società troppo consumista e lontana da valori più “sani”. Il “file rouge” del tutto resta comunque il mito di Pinocchio sviluppato su due livelli sovrapposti: la novella che spinge David a cercare di diventare umano per compiacere i suoi genitori più che se stesso, ed il secondo costituito dalle situazioni da lui attraversate nel suo viaggio iniziatico: la ricerca del suo Geppetto attraverso il circo di Mangiafuoco (lo spettacolo di distruzione) e la balena (La New York “affogata” dove si trova Hobby).
La morale finale non può che essere positiva, in realtà ciò che ci rende unici è quello che abbiamo dentro e non il nostro aspetto.

Tecnicamente A.I. è ineccepibile, scenografie accattivanti per un futuro che non sembra neanche così lontano. Uno studio impressionante sulla moltitudine di robot diversi che ci vengono presentati; alcuni talmente perfetti che soltanto la natura leggermente lucida della loro pelle riesce a farci capire la loro vera identità ed in primis Osment un bambino che sembra ormai un attore navigato. E’ la sua costante credibilità, dai movimenti impacciati dell’androide appena attivato alla fluidità acquisita poi attraverso l’esperienza, la vera forza del film. Stupefacente.

Un paio di appunti: forse l’idea del mito del “sogno” come umanizzazione è un po’ vecchiotta (Philp K. Dick ci aveva già pensato nel racconto da cui è stato tratto Blade Runner – “Do Androids Dreams of Electric Sheep?”) e c’era poi così bisogno di creare un nuovo termine per l’uomo artificiale non bastavano i vari androidi, sintezoidi, replicanti, robot, ecc...

(Valerio Salvi)



Cast

Brendan Gleeson   Brendan Gleeson
(46 anni circa in questo film)

... Lord Johnson-Johnson

Frances O'Connor   Frances O'Connor
(34 anni circa in questo film)

... Monica Swinton

Haley Joel Osment   Haley Joel Osment
(13 anni circa in questo film)

... David

    Jake Thomas
(11 anni circa in questo film)

... Martin Swinton

    Jake Thomas
(11 anni circa in questo film)

... Martin Swinton

Jude Law   Jude Law
(29 anni circa in questo film)

... Gigolo Joe

    Ken Leung

... Syatyoo-Sama

    Michael Berresse
(37 anni circa in questo film)

... manger teatro

    Michael Mantell

... Dr. Frazier

Sam Robards   Sam Robards
(40 anni circa in questo film)

... Henry Swinton

Sam Robards   Sam Robards
(40 anni circa in questo film)

... Henry Swinton

William Hurt   William Hurt
(51 anni circa in questo film)

... Prof. Hobby

Home Video

Anno di uscita in home video: 2002

Distribuzione: Warner Bros

Contenuti speciali:  Commento del regista / Note di produzione

Formati audio: Dolby Digital 5.1

Formati video: Wide Screen / Anamorfico / 1.85 : 1

Dati Tecnici

Nazione

 

USA

Regia

 

Steven Spielberg

Sceneggiatura

 

Steven Spielberg / Brian Aldiss

Fotografia:

 

Janusz Kaminski

Colonna Sonora

 

John Williams

Produzione:

 

DreamWorks

Distribuzione:

 

Warner Bros

Distribuzione Home video:

 

Warner Bros

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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