Primo capitolo della storia di una vita, quella di Antoine Doinel.
Se ognuno di noi potesse ricordare la sensazione della prima volta che ci apparso il mare! La meraviglia mista ad un po’ di paura per quella immensa distesa azzurra. Ma probabilmente eravamo troppo piccoli. Eppure quella sensazione ce la immaginiamo pura, come puro è tutto ciò che si fa di buono o di cattivo quando si è ragazzini.
I Quattrocento Colpi parla di questo: il mare e l’adolescenza. Antoine Doinel inizia il suo viaggio verso la vita con nessuna certezza così come sarà vent’anni dopo nell’ultimo capitolo della storia, L’Amore Fugge, in cui lo stesso personaggio forse si accaserà, o forse no (va ricordato che Doinel, in quattro lustri e cinque film, è stato interpretato sempre da Jean-Pierre Léaud). Figlio di una società che sembra completamente incosciente degli ideali che ancora cercavano di farsi breccia nel difficile periodo del dopoguerra. Una società che sembrava aver conservato soltanto la “fiera” durezza per valori che della parola avevano soltanto l’intelaiatura. Una famiglia che pretende di comportarsi come “dovrebbe” essere, ma non ne è più capace. Una scuola che sembra sempre più allontanare i ragazzi dal mondo, invece di accompagnarli verso.
Fotografato come una serie di immagini di Doisneau o di Boubat, il primo film lungo di Truffaut, cerca di immortalare un’infanzia che non trova più i suoi punti d’appoggio. E che si fa quando sembra ormai che niente abbia un senso? Ci si ribella, ed è per questo che Antoine Doinel, almeno in questo primo film della sua storia, è un personaggio che non si riconosce in nessuna di quelle “false” istituzioni che pretendono di dargli delle basi che non conoscono neanche loro. Antoine è un ribelle che, però, conserva tutta la purezza della sua età. Mentre gli altri, i grandi, non credono più in niente, lui ha un sogno: il Mare.
Doinel è in ogni inquadratura del film come a rappresentare la centralità di un pensiero che, ancora non contaminato, forse potrà indicare una nuova strada a quelli che la strada dovrebbero indicare ma non lo fanno. E lo stile “puro”, più che asciutto, di Truffaut non fa altro che confermare questa visione. Bisognerebbe tornare indietro per poter guardare avanti. Forse basterebbe pensare al fatto che bambini lo siamo stati tutti, perché, il Mare, come idea o come “semplice” dono della natura, sta sempre lì per chiunque ci voglia credere. Ve la ricordate la meraviglia?