Da 2001 Odissea nello spazio a Donnie Darko, da Prima della pioggia a Ricomincio da capo, il cinema si è spesso appassionato a formulare appassionanti enigmi temporali - che non sempre le sceneggiature riescono, o vogliono, risolvere. Si tratta di incoerenze il cui fascino deriva proprio dall’impossibilità di accedere a soluzioni razionali? Paradossi che nascondono le nostre malcelate aspirazioni a cavalcare le onde del tempo per manipolarlo, governarlo, o fantasticare sulla possibilità di spostarci liberamente nel suo fusso? Tutte irresistibili tentazioni del grande schermo
L’uscita in commercio del dvd di Donnie Darko, il film di Richard Kelly, di cui è stata proiettata una director’s cut a Venezia lo scorso settembre, ci offre lo spunto per fare qualche riflessione sui film che affrontano – anche se solo tangenzialmente o incidentalmente –l’argomento del Tempo.
A proposito del giovane Donnie, adolescente della ricca provincia americana, afflitto da disturbi della psiche – è una sorta di schizoide spesso preda di allucinazioni che lo conducono a lunghe e inesplicabili girovagazioni notturne – possiamo ben dire che quella per il tempo è una e vera e propria ossessione. Alla ricerca maniacale di risposte sulle possibilità scientifiche di un viaggio nel tempo, utilizzerà questa dimensione per sacrificare sé stesso a beneficio della famiglia e della fidanzata, forte del principio – portatore di una contraddizione implicita - che anche il mero conoscere il proprio futuro è già sufficiente a modificarlo.
Ma, quando quel pezzo di reattore precipita nel suo letto, le domande affollano la nostra mente. Da dove proviene? Si è staccato dall’aereo sul quale la madre e la sorella stavano per precipitare come vediamo poco prima dell’ultimo viaggio transtemporale di Donnie?
I nostri visi esprimono la stessa stupida meraviglia delle facce delle scimmie antropomorfe di 2001 odissea nello spazio di fronte al monolite piombato improvvisamente nelle loro primordiali esistenze quando, uscendo dal cinema, ci domandiamo come faceva quel parallelepipedo di granito nero a trovarsi in quel deserto preistorico o quando ci arrovelliamo per capire come e quando quel pezzo di aereo è potuto capitare nella stanza di Donnie Darko?
Problemi di tempi e di dimensioni che non sempre pur accorte sceneggiature riescono – o vogliono – risolvere. Alambicchi del tempo che nascondono contraddizioni come quella di Larry Stevens (Dick Powell), il protagonista di Accadde Domani di Renè Clair, il quale apprende, leggendo un giornale del giorno dopo, della sua futura morte, dopo, peraltro, aver lucrato grazie a questa evenienza. Si tratta di dilemmi anche di natura etica se si considera la fortuna che si può ottenere leggendo i numeri al lotto delle estrazioni future.
Peraltro, problemi simili in Ritorno al futuro (Robert Zemeckis) deve affrontare il giovane Marty McFly (Michael J.Fox) quando fa innamorare di sè la propria madre teenager, incontrata tornando indietro nel tempo fino ai favolosi anni ’60, rischiando di procreare un figlio di cui allo stesso tempo è padre nonché fratello minore: come Donnie, anche Marty, finisce per ingrovigliare i paradossi temporali con le pressioni erotiche della sua inquietudine adolescenziale.
Il tempo, però, può anche essere punizione. E’ il caso di Phil Connors (Bill Murray) il giornalista televisivo di Ricomincio da capo (Harold Ramis), il quale è costretto ad una sorta di castigo dantesco a causa del suo comportamento borioso ed arrogante: risvegliarsi ogni mattina dello stesso giorno in un albergo della impronunciabile cittadina di Punxsutawney per commentare sempre lo stesso evento: la giornata della marmotta (da cui il titolo in originale).
Una nozione di tempo circolare è quella di Milcho Manchewski nel suo Prima della Pioggia dove Alex (Rade Serbedzija), di professione fotoreporter, con curiosità guarda a Londra le foto del suo cadavere in Macedonia. Un effetto straniante e disorientante divampa in noi poveri spettatori abituati al lineare scandire del giorno e della notte. Non avvezzi a tali virtuosismi, restiamo perplessi e confusi così come quando ascoltiamo le voci narranti di personaggi – vedi William Holden in Viale del tramonto e Gabriel Byrne in I Soliti Sospetti - che poi scopriamo, poco prima della fine del film, essere morti da un bel pezzo. Come facevano a raccontarci le loro vicende se erano già passati a miglior vita?
Incoerenze che spesso rimangono senza risposte e il cui fascino deriva, forse, proprio dall’impossibilità di dar loro delle soluzioni e che, probabilmente, nascondono le nostre malcelate aspirazioni a cavalcare le onde del tempo per modificare gli eventi futuri o solo per amore di un’epoca del passato. Qualcosa del genere accade in Timeline di Richard Donner – tratto dal bestseller di Michael Chricton – quando una squadra di archeologi si catapulta nella Francia del XIV ° secolo per recuperare il loro capo, finito lì grazie ad uno speciale macchinario, ed impossibilitato a ritornare nel presente. Uno di loro, innamoratosi di una dolce pulzella, rimarrà là, nel medioevo, ed i suoi ex compagni tornati al presente visiteranno la sua tomba calzando Timberland e masticando chewing gum...