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Harry Potter e il Calice di Fuoco




Harry Potter e il calice di fuoco: e l’amore sbarcò ad Hogwarts





19/11/2005 20:11a cura di Daniele Sesti

In uscita nelle sale di tutto il mondo, il prossimo venerdì arriva il quarto episodio del maghetto con gli occhiali alla Gramsci. Film dal fortissimo impatto visivo, nel quale i giovani aspiranti in odor di bacchetta, ormai adolescenti, affrontano la magia più travolgente dell’universo: quella dell’amore. La regia dell’inglese Mike Newell è all’altezza dell’impresa di coniugare i toni della commedia brillante con le atmosfere gotiche delle opere della Rowling. Il risultato è un film coinvolgente e appassionante dove il destino del giovane Harry sembra sempre più orientato verso un futuro di perenne lotta contro il male, incarnificato da un mostruoso Ralph Fiennes.


L’amore sbarca ad Hogwarts. E’arrivato su una carrozza che si staglia sul plumbeo cielo, trainata da un tiro di alati cavalli bianchi; è giunto da un galeone che sorge dalle torbide acque che cingono le mura del castello più magico che ci sia. Scivola, l’amore, sugli occhi lambiti da un pallido rimmel di un’ Ermione incapace di farsi notare dall’unico da cui vorrebbe essere notata, Ron, che porta i capelli di un no global ma ha ancora il cuore confuso di un bambino; vibra nelle mascelle più quadrate di Harry quando incrocia gli occhi a mandorla di una nuova studentessa del collegio.






Il tocco da commedia brillante, l’occasione del gran ballo della vigilia di Natale, dove i giovani maghetti scoprono quanto sia più facile trasformare un uomo in un topo che invitare una compagna per la festa, è certamente dovuta alla mano di Mike Newell. Il regista diQuattro matrimoni ed un funerale riesce nel difficile compito di coniugare la stagnante atmosfera gotica creata dalla Rowling con il brio glamour di un film tipo Il tempo delle mele. E il risultato è una miscela esplosiva di avventura, coraggio e sentimento dove ci vuole più cuore per danzare un valzer al centro di una sala che per lottare con un drago che sputa fuoco. Dove è più difficile difendersi dalla penna biforcuta di una giornalista gossip (la bravissima Miranda Richardson) che affrontare centinaia di maligne sirene nelle profondità limacciose di un lago.

L’evento che caratterizza il quarto anno scolastico dei nostri eroi è il torneo Tre Maghi dove tre prescelti delle maggiori scuole di magia del mondo si sfidano in tre prove pericolosissime. Per questo motivo giungono ad Hogwarts le aspiranti e affascinanti maghe francesi e i giovani e muscolosi bulgari in odor di bacchetta. Harry non ha l’età per parteciparvi, ma qualcuno ha deciso diversamente....

Ma il film inizia con le straordinarie scene della finale del campionato mondiale di Quidditch. Si affrontano i giocatori di Irlanda e Bulgaria in uno stadio la cui sola visione vale il prezzo del biglietto. L’entrata delle squadre nel catino bollente, come peraltro quelle dei collegi stranieri nella festosa sala di Hogwarts, lasciano senza fiato. Newell, grazie alla fastosa scenografia e a santa computer grafica, restituisce scene dal fortissimo impatto visivo che ci svelano il cinema per quello che è (e deve essere): una meravigliosa festa per gli occhi e per le orecchie.

Ma non c’è il tempo per illanguidirsi sugli allori di un fastoso evento mondano. Le vicende del maghetto con gli occhiali alla Gramsci, sin dal primo episodio, sono sempre sospese in una atmosfera da tragedia incombente: quel segno sulla fronte di Harry può prendere a pulsare da un momento all’altro e il suo innocente sghembo sorriso è sempre più proteso verso una smorfia di fastidio contro il mondo che lo ha destinato, suo malgrado, verso un futuro di perenne lotta, e inevitabile solitudine, contro il Male impersonificato da un mostruoso Ralph Fiennes.

Forse, è questo l’unico vero motivo, come è accaduto in America, per vietarne la visione ai più piccini: l’ineluttabilità di un’esistenza segnata sin dalla nascita.