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Harry Potter e il Calice di Fuoco




La produzione: Mettere in scena il torneo tre maghi





19/11/2005 14:11a cura di






La produzione di Harry Potter e il Calice di Fuoco ha avuto inizio nella tarda primavera del 2004 ai Leavesden Studios, Herfordshire, Inghilterra. Dopo le riprese ai Leavesden e in località come la Oxford University, Virginia Water nel Surrey, Ashridge nell’Hertfordshire e Glen Nevis in Scozia, la produzione si è sciolta nel Marzo 2005.
Forse la sfida maggiore per la produzione è stata quella di dar vita alle tre emozionanti e percolose fasi, o “prove,” del Torneo Tremaghi.
La prima prova contrappone ciascun campione ad una diversa razza di draghi. I contendenti devono recuperare un uovo d’oro annidato sotto il gigantesco rettile. Come vuole il destino, ad Harry tocca il drago più temibile – l’Ungaro Spinato.
Questa esilarante sequenza comincia in un’arena incastonata nel roccioso paesaggio scozzese. Il vasto set, che evoca una cava attraversata da un’arena medioevale, è stato costruito in due parti ai Leavesden Studios.
“E’ stato uno dei set più grandi che abbia mai realizzato per un film, ma quando devi combattere un drago hai bisogno di spazio,” osserva lo scenografo Stuart Craig, tre volte vincitore di Oscar (Il paziente inglese, Le relazioni pericolose, Gandhi) che ha ricevuto una nomination anche per il suo lavoro in Harry Potter e la Pietra Filosofale. “Inoltre, non potevamo limitare lo scontro all’arena. Abbiamo così deciso di sfruttare pienamente lo sfondo magnifico delle Highlands scozzesi.”
“Abbiamo realizzato una caccia al drago ben oltre ciò che era descritto nel libro,” spiega il supervisore agli effetti speciali Jimmy Mitchell. “Mostriamo veramente la prodezza di Harry su una scopa quando lo Spinato lo spinge fuori dall’arena e su per le montagne, i viadotti e i tetti, e attraverso i campi della scuola.”
Craig e Mitchell hanno collaborato nel progetto del feroce Spinato, una creatura irritabile dalla pelle spinosa. “Stuart ed io abbiamo discusso ampiamente del modello dello Spinato,” dice Mitchell. “Avrebbe dovuto essere un quadripede o un bipede con le ali? Dato che i draghi sono spesso strettamente associati ai dinosauri, abbiamo deciso di dargli una struttura tipo raptosauro con ali di pipistrello. Poi l’abbiamo invecchiato e abbiamo strappato le sue ali per renderlo simile ad una creatura vissuta per moltissimi anni.”
Mentre Mitchell e la sua squadra creavano lo Spinato generato al computer, il supervisore agli effetti speciali John Richardson e il supervisore make-up & effetti speciali Nick Dudman progettavano e costruivano un “drago vero” – un pupazzo animato lungo circa 120 metri dotato di un lanciafiamme pienamente funzionante.
“Il drago funziona grazie ad una combinazione di animazione e persone che lo manovrano manualmente sotto le ali,” Dudman dice della creatura, che appare nella scena in cui Hagrid conduce Harry nella foresta per istruirlo sui draghi la notte prima del torneo. “Il movimento è computerizzato per ragioni di sicurezza, in quanto il lanciafiamme ha un getto di oltre 90 metri. A quella distanza un solo minuto di distrazione potrebbe fare arrosto metà della squadra degli stunts!”
“Abbiamo effettuato molte prove con il lanciafiamme,” racconta Richardson. “Avevamo molte preoccupazioni, non ultima quella di garantire la sicurezza di tutti sul set. Per esempio, bisogna fare attenzione al getto di ritorno, perché la fiamma può investirti da qualunque parte.”
L’epico combattimento di Harry contro lo Spinato ha reso necessario scaraventare di qua e di là Daniel Radcliffe e farlo penzolare dai tetti mentre il suo alter ego viene inseguito dallo spietato rettile. “Il combattimento con il drago è stata molto fisico e a volte anche spaventoso!” racconta Radcliffe. “Mentre giravamo l’acrobazia di Harry che cade dal tetto, mi sono ritrovato letteralmente a penzolare legato per le caviglie, sospeso sottosopra a circa 120 metri d’altezza. Poi sono stato improvvisamente lasciato cadere a testa in giù. Sapevo di essere al sicuro, in quanto il nostro team di stunts è davvero eccezionale. Ma in un secondo ho veramente visto scorrere tutta la mia vita davanti agli occhi!”
I campioni devono affrontare un pericolo addirittura maggiore nella seconda prova, che richiede loro di localizzare e salvare un essere amato dalle profondità del Lago Nero. Ancora più scoraggiante è il fatto che abbiano solo un’ora per portare a termine la prova – altrimenti, come teme Harry, le persone a lui più care dovranno restare per sempre nelle profondità buie del lago.
“Il Lago Nero è pieno di quelle piante, rocce e creature che si immagina possano albergare da centinaia di anni nelle profondità di un tipico lago scozzese senza essere scoperte e disturbate,” dice Stuart Craig del suo progetto per il mitico mondo subacqueo.
I realizzatori del film avevano deciso che doveva sembrare che i personaggi nuotassero in un fiume profondo e oscuro, diverso dall’acqua trasparente e azzurra di una tipica vasca per riprese. “Con le sequenze subacquee abbiamo affrontato una delle sfide maggiori,” racconta Heyman. “Girare in un vero lago sarebbe stato poco pratico e troppo freddo. Abbiamo provato con il procedimento chiamato ‘asciutto per bagnato,’ che consiste nel sospendere in aria un attore e far soffiare il vento per dare l’illusione che si trovi sott’acqua, ma i capelli non ondeggiavano in modo convincente.”
In tre mesi, la produzione ha costruito quella che ora è una delle vasche da ripresa subacquea più grandi d’Europa, misurando circa 60 metri d’altezza, con una base di circa 180 metri quadrati, per accogliere gli attori, gli stunts e la squadra subacquea, la troupe delle riprese, il blue screen e l’equipaggiamento per le riprese. “Ogni singola goccia d’acqua veniva filtrata ogni ora e mezza, tanto che probabilmente era più pura dell’acqua minerale!” Afferma Richardson a proposito del sofisticato sistema di purificazione.
Il team di Richardson ha costruito una speciale galleria trasparente, per separare il regista della seconda unità Peter Macdonald e il cast tecnico dagli attori, dai subacquei e dall’unità di ripresa subacquea, con un vetro rinforzato di circa sei centimetri e mezzo di spessore. Le istruzioni venivano trasmesse ai nuotatori dal primo aiuto regista di seconda unità, Jamie Christopher, attraverso un sofisticato sistema di altoparlanti. E’ stata costruita anche una “camera asciutta” per permettere a Radcliffe e agli altri attori di rimuovere i respiratori per alcuni momenti, senza dover tornare in superficie con rischi per la pressione delle orecchie.
Durante la costruzione della vasca, Radcliffe e i suoi colleghi attori hanno preso lezioni di immersione subacquea. “Non sono un grande nuotatore, ma fortunatamente imparare a nuotare sott’acqua è stato relativamente semplice,” racconta Radcliffe, che ha iniziato i suoi sei mesi di allenamento in una piscina, passando poi a piscine più grandi fino a quando non è stato pronto a girare nella gigantesca vasca. “La cosa più difficile è stata quella di combinare il lato tecnico dell’immersione con la recitazione. Dovevo tenere a mente che Harry ha le branchie, perciò non può respirare in senso stretto, quindi dovevo fare molta attenzione a non produrre bolle. Non potevo vedere quasi niente attorno a me, e tutto ciò che potevo udire era la voce spersonalizzata di Jamie. E’ stata un’esperienza davvero strana, ma mi è piaciuta moltissimo.”
Il coordinatore degli stunts Greg Powell è stato il responsabile dell’allenamento e della sicurezza di Radcliffe e degli altri attori, che a turno erano seguiti da quattro sub ciascuno e dal capo sub.. “Non solo Daniel doveva nuotare, recitare, pronunciare battute e interagire con le creature che sarebbero state aggiunte da un computer in post-produzione,” ricorda Powell, “ma doveva anche farlo con le mani i piedi palmati. Ha fatto tutto questo a 60 metri sott’acqua nella totale oscurità – prima di esaurire l’ossigeno e dare un segnale ad uno degli stunt di raggiungerlo a nuoto per dargli la sua maschera d’ossigeno. Si è trattato di una performance eccezionale.”
In totale, Radcliffe ha trascorso 41 ore e 38 minuti sott’acqua in tre settimane di riprese, con una immersione che è durata 75 minuti, e “che è stata davvero forte!” si entusiasma.
Il supervisore make-up & effetti speciali Nick Dudman e il suo team hanno dovuto incatenare le copie di Ron, Hermione, Cho Chang e della sorellina di Fleur, Gabrielle Delacour, alle rovine del lago raccolte in fondo alla vasca, dove Harry combatte per liberarli. Dudman spiega il meticoloso processo: “Abbiamo preparato degli stampi di ogni attore, ai quali sono stati punzonati i capelli uno per uno ed è stata aggiunto il colore della pelle immagine per immagine. Era necessario che combaciassero pefettamente con le persone reali e che si muovessero in modo da sembrare tranquilli o addormentati. Abbiamo usato vasche flottanti e pompato acqua nei pistoni in modo che sembrassero galleggiare.”
“I meriti e il nome nei titoli per la regia delle scene subacquee devono andare al regista della nostra seconda unità Peter Macdonald,” loda Newell. “Senza Peter, non saremmo riusciti a fare questo film. La sua pazienza e la sua esperienza nel dirigere queste titaniche sequenze, che hanno richiesto intere settimane, è senza paragoni.”
Il supervisore agli effetti visivi Jimmy Mitchell e il suo team hanno creato al computer l’universo subacqueo, dalle rovine che una volta erano, forse, parte di Hogwarts ai malvagi demoni subacquei conosciuti come Avvincini. “Penso a loro come a degli spiacevolissimi, lontani cugini del folletto della Cornovaglia!” Dice Mitchell a proposito di queste capricciose creature.
Durante la ricerca dei suoi amici nel lago, Harry incontra anche una sirena, e i realizzatori del film hanno voluto renderla “diversa da qualunque altra sirena mai vista prima,” dice Heyman.
“Stuart ed io abbiamo progettato la coda della sirena in modo che si muovesse lateralmente, anziché su e giù, come succede quando c’è una persona vestita da sirena,” spiega Mitchell. “Inoltre l’abbiamo realizzata più lunga di quanto sia umanamente possibile e le abbiamo messo come capelli dei tentacoli di meduse.”
La terza e conclusiva prova esige dai giovani maghi che attraversino un folto e malaugurante labirinto formato da siepi alte e sottili e sentieri ombrosi oscurati dalla nebbia. I campioni iniziano il loro viaggio al tramonto, con niente che li guidi, a parte una luce azzurra soprannaturale che si propaga dal centro dell’elaborato disegno di piante, dove li attende l’agognata Coppa Tremaghi.
“Volevamo rendere il labirinto più alto e più vasto di qualunque altro mai visto prima,” dice Craig. “Disorienta, disturba e allo stesso tempo è emozionante!”
Silente raccomanda ai campioni di non perdersi nel labirinto vivente, che sembra aver elaborato un proprio sinistro programma. “Si tratta di un doppio avvertimento,” spiega Heyman. “Il labirinto è enorme e quindi vi è una reale e terribile eventualità di perdervisi. Allo stesso tempo, è una creatura vivente che si nutre della paura, cibandosi delle insicurezze di quanti osino entrare.”
“Il labirinto è veramente spaventoso, sembra di essere in un cimitero di notte,” commenta Newell. “Il fatto che i contendenti stiano esplorando il più grande labirinto fra tutti è già abbastanza terribile, ma esso ha anche una personalità malvagia, e uno dei modi in cui opera è quello di far dubitare della propria salute mentale. Si diventa progressivamente vulnerabili, sconvolti e inumani. Ogni volta che il labirinto ci spaventa orribilmente, ci toglie uno strato fino a lasciarci inermi.”
Mano a mano che calano le tenebre e i contendenti sono spinti sempre più profondamente tra le sue pieghe, il labirinto letteralmente si chiude, avviluppandoli e attaccandoli. Come anche per le prove del drago e dell’acqua, la realizzazione del labirinto “vero” ha richiesto uno sforzo di collaborazione tra il team degli effetti speciali di John Richardson e il gruppo degli effetti visivi guidato da Jimmy Mitchell.
Richardson e i suoi hanno progettato diverse sezioni del labirinto, alte 76 metri e lunghe circa 120 metri. I muri idraulici computerizzati sono stati progettati per muoversi in modo indipendente uno dall’altro, sparendo e ricomparendo davanti agli occhi degli attori attraverso un comando.
“Il labirinto ha una pesante struttura in acciaio, che avrebbe potuto letteralmente schiacciare gli attori se qualcosa fosse andato storto,” avverte Richardson. “Avevamo sul posto molte apparecchiature respingenti di sicurezza per assicurare che ciò non accadesse…sebbene, se si osserva la paura sulle facce degli attori, sono certo che è vera!”