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Una fiera in salsa indiana, in uscita sui nostri schermi





10/03/2005 15:03a cura di Teresa Lavanga

Le origini indiane della regista Mira Nair fioriscono nelle musiche, nelle danze e nei lussureggianti colori che esplodono sullo schermo. La regina incontrastata del film, è Reese Witherspoon che regala al personaggio di Becky Sharp - nome che aveva già dato il titolo ad un celebre lungometraggio degli anni trenta di Rouben Mamoulian, tra le prime rivoluzionarie esperienze sul colore - un'attualità ed una freschezza che forse mai aveva avuto


La regina incontrastata del film, è Reese Witherspoon che regala al personaggio di Becky Sharp – nome che aveva già dato il titolo ad un celebre lungometraggio degli anni trenta di Rouben Mamoulian, tra le prime rivoluzionarie esperienze sul colore - un'attualità ed una freschezza che forse mai aveva avuto. Mira Nair,la regista (Salama Bombay, Monsoon Wedding) si cimenta stavolta con una storia in costume, di quelle che hanno sempre qualche difficoltà a farsi apprezzare dal pubblico. Diciamo subito che in questo caso non è così. Le oltre due ore di pellicola scorrono piacevolmente fra situazioni divertenti, irriverenti, e a tratti anche drammatiche.






Tratta dal romanzo La Fiera delle Vanità di William Makepeace Thackeray, la sceneggiatura è stata leggermente riadattata e snellita, ma non ha perso quella forza che da sempre ne ha segnato la fortuna. Becky Sharp è un personaggio moderno, attuale. E' una donna che lotta con fermezza e risoluzione pur di raggiungere i propri obiettivi. E' cosciente della propria bellezza e della propria forza morale, per cui procede spavalda in un mondo che normalmente non lascia alle donne l'opportunità di pensare con la propria testa. Attraversa il suo tempo riuscendo a restare integra, non scendendo mai a compromessi e non appartenendo mai a nessuno, se non a sé stessa. Ama in maniera viscerale e incondizionata il suo uomo, ma non per questo rinuncia alla propria personalità. Ha il coraggio di fare delle scelte estreme, di esporsi alle critiche della gente, di rinunciare anche a suo figlio pur di ottenere ciò che più desidera. E questo non le toglie neppure un briciolo di femminilità e dolcezza.

L'influsso delle origini indiane della regista sono presenti e palpabili, ma non disturbano assolutamente la trama del film, anzi, contribuiscono a renderla più affascinante e ammaliante. L'attrattiva che l'India e la sua cultura riuscivano a suscitare nella società inglese del 1800, viene resa magnificamente attraverso le musiche, le danze ed i lussureggianti colori che quasi esplodono sullo schermo.