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Gabriele Pignotta approda al cinema





16/04/2014 08:04a cura di Pierpaolo Turitto

Incontriamo a Roma il regista e sceneggiatore della piece Ti sposo ma non troppo, ora diventata film, che ci racconta di questa trasformazione. Sei passato da un ascensore (la prima commedia teatrale "Una notte bianca" si svolge completamente al suo interno, durante il blackout della famigerata prima notte bianca di Roma) agli spazi illimitati che offre il cinema. Come hai vissuto questa transizione dal limite imposto dal palcoscenico alle potenzialità visive del cinema? Mi sono sentito come il pesciolino rosso che passa dalla vaschetta al mare. Mi sono divertito e messo alla prova nel cogliere appieno le infinite possibilità del cinema, mi sono goduto il poter mostrare tutto; cielo, laghi, prati. Forse mi è un po’ mancata l’evocazione e l’invito all’immaginazione a cui il teatro obbliga lo spettatore e di conseguenza l’autore. Al tempo stesso ho potuto narrare la psicologia dei personaggi senza la platealità necessaria del teatro.






Il cast è ricco di attori teatrali, cosa pensi abbia portato in dote al film?
Probabilmente ha posto l’accento sull’espressività dei personaggi, una cosa che mi appartiene. La commedia sentimentale americana, che amo molto e alla quale il film si ispira, mi ha insegnato che se un’espressione è recitata con abilità, risulta vera, così parte da dentro e funziona. Usare la faccia per raccontare. Da qui anche l’uso di un campo stretto per esaltarla.

Il teatro offre una risposta immediata, vedi le persone ridere e alla fine applaudire. Il cinema ha logiche diverse e tempi dilazionati. Quanta tensione stai provando?
Cerco di non farmela venire, anteprime e test hanno funzionato, ciò mi lascia ben sperare. Però il botteghino è pieno di sorprese, alcuni film brutti sono andati bene e altri belli male. Un po’ di ansia c’è. Prego che il film raccolga ciò che merita.

Pensi di ritornare a calcare le scene teatrali o ritieni che questa nuova esperienza possa rappresentare il tuo futuro?
Penso che le due cose non si escludano, riprenderemo a novembre, come ogni anno. Siamo pronti con dei nuovi progetti, forse con la stessa Vanessa [Incontrada - nda].

Hai scritto cinque commedie, tutte di grande successo, perché hai scelto questa per la trasposizione cinematografica?
Io le amo tutte allo stesso modo, ma la scelta è venuta dal produttore, l’ha ritenuta quella che più mi rappresenta, al tempo stesso è semplice, trasversale, adatta a ogni tipo di pubblico.