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29/01/2014 10:01a cura di Valerio Salvi

Incontriamo a Roma il protagonista, candidato all’Oscar, di Dallas Buyers Club, Matthew McConaughey che ci racconta come sia stato fondamentale per lui questo progetto in cui ha sempre creduto a dispetto dell’assenza di finanziatori. Rifiutato ben 137 volte è stato quasi un miracolo che alla fine sia arrivato in porto, un miracolo, ma soprattutto il frutto della determinazione di chi lo voleva assolutamente fare. Alla fine con soli 5 milioni di dollari e 20 giorni di riprese si è riusciti nell’impensabile. “Piazzare un copione che si presenta con 3 grandi ostacoli come: rifiutato più di 100 volte, storia sull’AIDS e protagonista omofobico, non è cosa semplice –ci racconta il protagonista- perché questo rimane comunque un business, gli studios sono pronti ad investire si, ma su qualcosa che gli garantisca un ritorno economico e questo non sembrava il caso anche se io non ho mai smesso di crederci.”






Alla fine scommessa vinta e corsa per gli Oscar che però per lui non sono uno stress. Sa bene di essere in lizza con altri grossi calibri e non ne fa una malattia, anzi alcuni di loro sono in Wolf of Wall Street dove lui ha un piccolo indimenticabile cameo.

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza il cambio di passo che Matthew McConaughey ha fatto come attore, un cambiamento sotto gli occhi di tutti, nato dalla sua voglia di cambiare come ci racconta “Ad un certo punto, forse perché un uomo a quarant’anni ha nuovi obiettivi, ho voluto cambiare la mia carriera. Ero stufo delle solite commedie romantiche o film d’azione e quindi mi sono fermato. Ho iniziato a rifiutare tutto quello che mi arrivava ed è passato più di un anno prima che non mi arrivasse proprio più nulla. Fortunatamente avevo soldi da parte e potevo permettermelo e in più mi sono goduto la nascita del mio primo figlio.
Dopo molto tempo sono riuscito levarmi l’etichetta che Hollywood mi aveva appiccicato addosso e sono diventato una sorta di opportunità per qualcuno che cercava qualcosa di nuovo. Direi che The Lincoln Lawyer (da noi uscito solo in home video, purtroppo) è stato una sorta di spartiacque. Poi sono arrivati Friedkin, Soderbergh e questo, progetti interessanti, nuovi… quello che voglio fare oggi è l’attore e basta, ho chiuso la casa di produzione musicale e quella cinematografica e mi voglio concentrare su quello che veramente mi piace: la creazione di un personaggio.
Pensate che con Jared Letho ci siamo presentati alla fine del film, per tutti i 20 giorni delle riprese io ero Ron e lui Rayon!”