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Sacro GRA




'Sacro GRA', è standing ovation





06/09/2013 08:09a cura di FilmFilm.it

Accoglienza trionfale nella proiezione ufficiale in Sala Grande al Lido per Sacro GRA di Gianfranco Rosi, documentario sul Grande Raccordo Anulare di Roma e terzo lungometraggio italiano a passare in concorso alla Mostra di Venezia.


La fine della proiezione pubblica è stata seguita da una standing ovation durata quasi 10 minuti, con i protagonisti del racconto tutti presenti in sala che hanno issato il regista in trionfo gridando il suo nome in un coro da stadio.






Un lunghissimo applauso e un isolato cenno di dissenso hanno accolto anche la proiezione in anteprima per la stampa, nella Sala Perla del Lido.
I protagonisti del documentario Sacro GRA sono persone dalle esperienze più disparate, dal nobile piemontese finito in un alloggio popolare al pescatore di anguille, dal barelliere del 118 al principe con castello, alle prostitute. Tutti personaggi accomunati dal fatto che le loro vite si snodano intorno al grande anello autostradale che circonda Roma.

Nato da un'idea di Nicolò Bassetti (paesaggista-urbanista che si occupa dei luoghi che hanno perso la loro identità/memoria) il film sarà distribuito da Officine Ubu dal 26 settembre. Il progetto trae ispirazione dal saggio di Renato Nicolini, 'La macchina celibe'.

Lontano dai luoghi canonici di Roma, il Grande Raccordo Anulare si trasforma in una sorta di collettore di storie a margine di un universo in espansione, dal cui sfondo emergono personaggi altrimenti invisibili.
"Da un punto di vista narrativo è stata una sfida - dice Rosi - Un film senza un inizio, senza una trama, dove non c'è la storia dei personaggi, che appaiono e scompaiono: in mezzo ci sono i tempi del Raccordo, la trasformazione di un luogo in qualcos'altro, ma sempre in sottrazione. La peculiarità che emerge dei personaggi è la poetica, la loro rappresentazione di se stessi, 'l'attore che recita senza saper di recitare', come diceva Eschilo".

Personaggi con i quali il regista ha trascorso all'incirca due anni. "Tornavo da loro ciclicamente, la loro generosità e pazienza non si può misurare. Quello che contava, per me, non era esporre ognuno di loro, ma rappresentarne l'essenza, la sintesi di quello che credevo potesse rappresentarli: ciascuno di loro portatore di una fortissima identità, in un periodo come il nostro in cui la crisi più dolorosa di questo paese è proprio quella d'identità, prima che economica", dice ancora Rosi.

Quanto all'estetica di Sacro GRA, il regista spiega che "non c'è mai stata l'idea di uno stile preconcetto del film, ogni volta si palesava un modo di raccontare e lo sguardo si adeguava al contesto". (ADNKRONOS)