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E' il momento di Quentin





07/01/2013 09:01a cura di Valerio Salvi

Quenti Tarantino, insieme ai protagonisti del film, ci parla della genesi di Django Unchained (con la “d” muta come preme ricordare) e di come i “Spaghetti Western” siano stati l’impianto sui cui costruire la sua opera. Leviamoci subito il dente: quale dei due “sergi”, Corbucci o Leone? Corbucci o Leone... difficile, sono ambedue tra i miei favoriti e non posso scegliere- Le loro similitudini hanno creato le base dello spaghetti, mentre le loro differenze gli hanno dato dimensione, sono stati come i rami di un albero, l’azione dell’uno contro la grandezza epica dell’altro.






Perché ti sei ispirato agli “spaghetti western” e non all’immensa produzione americana?
Essenzialmente per motivi estetici, mi piace molto di più il taglio perché è più “ciematico”.

E il tema della schiavitù? Spike Lee dice che non vedrà il film per rispetto ai sui antenati che hanno sofferto e che non posso essere trattati con questi toni da commedia…
Jamie Foxx - Non voglio perdere tempo a parlare di Spike Lee. Tutti quelli che hanno lavorato al film hanno talento e sono intelligenti. Quando ho avuto la possibilità di lavorare con Quentin e con queste persone l'ho presa al volo.
E' stato fantastico. Abbiamo tutti cercato di fare del nostro meglio come una famiglia. Il risultato è che il film è un successo e piace.

Samuel L. Jackson - E poi i veri film sulla schiavitù si contano sulle dite di una mano, perché non vorremmo certo parlare di quelli in cui si vedono tanti bei neri che cantano allegri nelle piantagioni di cotone?

Kerry Washinghton - E ella che il film provochi discussione che smuova le acque e che faccia parlare comunque della cosa mi sembra ottimo.

Come ti è venuto in mente di utilizzare la storia di Sigfrido su un nero?
Mentre scrivevo il personaggio ha acquistato dimensione, perché quando ci lavori ogni giorno lo senti cambiare e magari prende delle strade a cui non avevi pensato. Senti le cose che sono nell’aria e le sfrutti.
A questo proposito Christoph mi ha fatto vedere l'“Anello dei Nibelunghi”. Poi mi ha raccontato la storia di Sigfrido e ha fatto un così buon lavoro che l'ho fatta mia e ho capito che aveva molte similitudini con Django.

Quanto durante le riprese i suoi autori icona hanno apportato modifiche ai dialoghi?
Poco perché loro vogliono lavorare con me proprio per i dialoghi.

Christopher Waltz - Lavorare con Quentin è un vero processo creativo, ma io tratto Quentin esattamente come farei con Checov o con Shakespeare perché i suoi dialoghi sono una vera e propria forma letteraria.
Preferirei spararmi in un piede piuttosto che cambiarli, perché il linguaggio, la musica, tutto è essenziale al film.
Ricordatevi che una delle scelte dell'attore, anzi la sua scelta più importante è se accettare un film o no. Quindi Se non condividi il personaggio, basta dire di no; se dici si, lo devi fare al meglio e credere in quello che stai facendo.

Perché solo ora Django se comunque questo è un genere che ami molto?
Non è' che aspetto a fare un film coscientemente, è che escono quando è il loro momento creativo.
Io costruisco anche tutta la storia prima per dare forma i personaggi.

Noi ci aspettavamo la mitragliatrice e invece… dinamite, un po’ in stile Mucchio Selvaggio o meglio ancora Il Mio Nome è Nessuno
Ho scelto la dinamite per distruggere il simbolo della schiavitù, la piantagione doveva saltare in aria in maniera definitiva.

Django rivolgendosi al suo amico tedesco disgustato dalla brutalità degli schiavisti dice: “Io posso guardare perché conosco l'America” perché gli fa dire questo? Rede che il razzismo sia ancora un problema?
Lo dice perché è così e ne sono convinto.
Il razzismo in America, perché da voi no? Mi sembra che giusto l’altro giorno hanno sospeso una partita del Milan per i cori razzisti o sbaglio?

Cosa c’è dopo questo film?
Non so esattamente che farò nel futuro, perché non pianifico mai, ma lo script sulla Normandia c'è l'ho in testa e credo che vedrà la luce prima o poi.
Mi affascina molto l’idea di questa compagnia di soldati neri che arrivano dopo lo sbarco solo per “ripulire” dai cadaveri e che devono fare la guardia ai prigionieri tedeschi ma con armi scariche perché gli altri soldati americani non si fidano di loro.

Franco Nero, come si è sentito a stare dentro questo film che ha consacrato Django a vera a propria icona?
E’ stato incredibile. In primis devo dire che Quentin è uno dei pochi veri autori a tutto tondo. Lui crea ogni parte del film ed è fantastico.
Ovviamente appena mi ha chiamato ho detto: Sto arrivando!
E poi mi piace fare film “politici” perché sia il vecchio sia questo lo sono. Uno denunciava il trattamento dei peones messicani, questo quello dei neri.