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Vita di Pi il mio film per i ragazzi





27/11/2012 15:11a cura di Valerio Salvi

Ang Lee, in una fredda Parigi, ci racconta la genesi di Vita di Pi, tratto dal fortunato romanzo omonimo, di come ha “gestito la tigre” e, soprattutto, di come il giovane Suraj Sharma sia stato in grado di restituirci il Piscine Patel del libro. Tutto questo nella magia del 3D “vero”, non realizzato quindi a posteriori! Un grande 3D in questo film, vero? Si e una grande fatica. E’ uno strumento nuovo su cui nessuno ha ancora una conoscenza perfetta quindi non sai mai cosa aspettarti. Tenere d’occhio tutto, se sei abituato a girare in maniera tradizionale, è difficile e stancante. Devi guardare il girato di due diverse cineprese , è stata una vera sfida, ma appagante.






Quindi è stato il 3D la tua difficoltà maggiore?
No, l’acqua. O meglio, anche l’acqua e in 3D. Quando ti appresti a fare un film del genere pensi a chi lo ha già fatto prima di te, quindi a Titanic e Waterworld e cerchi di parlare con chi ha curato quegli effetti, perché sanno darti dei consigli. Vero, ma nessuno di loro ha girato in 3D e quindi trovi i tuoi ostacoli che devi aggirare, ma questo tiene la tua mente sempre in movimento e, secondo me, giova al film.

Perché fare questo film, cosa ti ha attirato di più del libro?
La cosa nasce da una commissione della Fox in realtà, ma poi ho letto bene il libro e ho capito che al di la delle difficoltà, sarebbe stata una storia bellissima perché alcune parti sono molto cinematografiche.

E la tigre, quanto è vera e soprattutto quanto è stata difficile?
Poco vera e molto in CGI, d’altronde mica potevo far divorare il ragazzo no?
In ogni caso ho fatto parecchie prove per vedere come sarebbe stata la realizzazione finale, perché il problema maggiore è che non si deve assolutamente capire quale sia la tigre vera e quella realizzata al computer, altrimenti ne andrebbe della credibilità.
Certo la tigre vera sarebbe costata molto meno!

Ma non credo che la tigre sia l’unico artefatto presente sullo schermo…
Ovvio che no. L’oceano e il mare sono tutti in CGI per esempio, ma per gli oggetti preferisco una tecnica mista che li rende più reali. L’isola ad esempio è vera, però l’abbiamo “vestita e truccata” e poi l’abbiamo allargata in CGI aggiungendogli qualcosa, ma siamo partiti da un’isola vera e credo che sia questo che la rende effettivamente reale.

Come è stato per il giovane Sharma, alla sua prima esperienza d’attore, lavorare con una tigre virtuale, di fatto con una palla da tennis?
Il fatto che sia così giovane è stato un bene sotto molti aspetti. La sua immaginazione galoppa e quindi immaginare che ci fosse la tigre per lui è stato facile. Quando hai un attore così giovane e privo di esperienza, è vero che devi insegnargli molto, ma è anche vero che è privo di “vizi” e questo è fantastico.
La sua innocenza che si vede nel film, il suo stupore è sempre reale.

Si ma anche una prova difficile perché ha dovuto perdere peso…
E’ vero, non è stato facile. Abbiamo girato in ordine cronologico proprio per questo. Suraj ha prima acquisito peso e muscoli e poi progressivamente lo ha dovuto perdere, diventare più trascurato e abbronzarsi, insomma gli effetti del naufragio.

Insomma le emozioni sono la chiave?
Certamente, tutto è emozione. La natura, il rapporto tra la tigre e il ragazzo, il naufragio. Ed è l’illusione che danno i film ad alimentare queste emozioni. Per questo credo che il pubblico ideale siano i ragazzi di 8 / 10 anni, sono quelli che vivono meglio le emozioni.