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Corrado Sassi e il suo "Waves"





14/11/2012 10:11a cura di Renato Massaccesi

Incontro con il regista ed alcuni degli attori di Waves, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma






IL PASSATO DEI PERSONAGGI
Luca Marinelli: Il passato dei personaggi c’è ed è dato da alcune battute, eppure è anche vero che noi li riprendiamo in un attimo che è solo presente, li vediamo su questa barca che non si sa dove va né perché va.

L’ESSENZA DEI PERSONAGGI
Francesco Di Leva: Avevamo pochi indizi per iniziare questo percorso. Questo è un film girato in low budget con l’ausilio di soltanto due macchine fotografiche, una 5d ed una 7d. Corrado, però, già dall’inizio aveva l’intenzione di fare un film corale dove tutti lavoravano insieme e, quindi, noi abbiamo colto subito l’essenza dei nostri personaggi. Il mio personaggio è alla ricerca di qualcosa che si scopre soltanto alla fine. Io sapevo soltanto che dovevo stare al di sopra di tutti ed è per questo che massacro, fisicamente e intellettualmente, i miei compagni di viaggio dall’inizio alla fine.

IL LAVORO IN BARCA
Francesco Di Leva: Dall’inizio del film, la mia esperienza sulla barca, è stata devastante perché non essendo abituato, vomitavo continuamente ed è per questo che con Corrado abbiamo deciso di lavorare su questo malessere che, purtroppo, era vero. Il mio personaggio non sa niente di come si sta su una barca e, il fatto di stare male veramente, mi ha aiutato a disegnarlo meglio.

A SCATOLA CHIUSA
Francesco Di Leva: Siamo molto contenti di essere alla ribalta di un festival così importante anche perché, noi attori, ci siamo gettati a capofitto in un progetto di un regista che, nonostante bravissimo fotografo, era alla prima esperienza dietro la macchina da presa.
Andrea Vergoni: Io sono stato scelto a scatola chiusa ma ho trovato intorno a me degli amici che mi hanno aiutato molto nella mia prima esperienza da attore. Mi sono sentito completamente a mio agio.

IL LAVORO SUL PERSONAGGIO
Andrea Vergoni: Il mio personaggio è un personaggio senza alcune aspettative per cui si getta nell’avventura con la consapevolezza che tutto potrebbe andare a finire male. Per quanto passivo è però anche un personaggio complesso e credo che questo si veda nel racconto. Abbiamo cercato sempre di non andare mai sopra le righe.
Francesco Di Leva: Abbiamo lavorato molto in sottrazione nella costruzione dei nostri personaggi. Mentre tutti gli altri si godono il viaggio, io sono l’unico che non se lo gode perché per me è più importante la meta.
Luca Marinelli: Ci siamo trovati un paio di giorni prima dell’inizio delle riprese e abbiamo iniziato a lavorare sui personaggi con delle letture. Io per entrare nel mio personaggio da skipper mi sono anche fatto la traversata per andare da Civitavecchia a Ponza. Il bello di questo film è che è venuto da noi, provavamo continuamente per disegnare meglio il personaggio.

LA VITA IN BARCA
Andrea Vergoni: Io, forse sono l’unico dei tre che avendo avuto esperienza sulla barca a vela, ho risentito meno dell’impatto “negativo” con il mare.
Luca Marinelli: Abbiamo lavorato per venticinque giorni in mare e anche se poi dormivamo sull’isola, la nostra giornata si svolgeva principalmente sull’acqua. Per me è stata la prima esperienza su una barca a vela e mi ricordo ogni giorno, anche perché uno non è abituato a vivere su una barca continuamente in movimento, anche quando sta ferma. Diciamo che è un altro modo di guardare il mondo ed è molto bello. Mi sono ambientato fin da subito, anche se all’inizio è stato duro anche scendere in cabina per la paura di perdere i punti di riferimento che uno vede quando sta all’aria aperta. E’ stata una bellissima avventura, anche per il fatto che si è creata una magnifica atmosfera dentro tutta la troupe.

IL TEMPO INDEFINITO
Corrado Sassi: Avevo l’intenzione di non connotare il film in un periodo definito ed è per questo che ho usato degli elementi che inseriscono il racconto in un lasso di tempo che potrebbe andare da trent’anni fa ad oggi. I personaggi stessi sembrano non avere un passato e sembrano trovarsi su quella barca quasi per magia, per intraprendere un viaggio verso l’ignoto.

LE INFLUENZE CULTURALI
Corrado Sassi: Il racconto di Stevenson era ambientato nell’ottocento, io gli ho tolto quella connotazione temporale ed ho aggiunto dei nuovi elementi come quello del personaggio femminile che in Stevenson non c’era e quello del rovesciamento del finale che in Waves è più vicino ad un altro romanzo che ho tanto amato, “Cuore di Tenebra” di Conrad. L’atmosfera noir l’ho aggiunta dopo perché un altro dei miei amori è proprio quel cinema che viene da Chandler o Hammett e che, per me, in un certo senso si rifà alla tragedia greca dove c’è sempre questo Fato che incombe. Gli eventi che si accavallano creando una situazione di non ritorno, la vendetta, la gelosia sono elementi tragici che mi hanno sempre affascinato e che ritrovo in quel cinema e nella letteratura da cui molti film sono stati tratti. Mi sono ispirato a Polanski perché ho amato molto il suo “Coltello nell’Acqua” e questa sospensione che si crea disegnando una storia che si svolge sull’acqua, anche se in Polanski non era mare ma era lago. Ovviamente anche “Cul de Sac”, il suo secondo film, mi ha ispirato molto. Il mare rappresenta, come in Conrad, Melville, Jack London, un elemento pericoloso che incombe continuamente sull’uomo. Diciamo che, nel mio film, la città di notte dei film noir è stata sostituita da questo mare che è aperto ed, allo stesso tempo, chiuso e claustrofobico. I personaggi sono prigionieri di questo elemento.