La migliore risorsa italiana sul mondo del cinema
ricerca film:


Galleria fotografica

Film correlati:

Ray




"Ray Charles? E' come se avesse visto il mio film": incontro con Taylor Hackford, regista di Ray





03/02/2005 14:02a cura di Mario Sesti

"Se tu sei religioso, e sua madre lo era, e hai solo cinque anni, e ti senti in colpa per la morte di tuo fratello e dopo nove mesi diventi cieco, io penso che ti senti come se Dio ti abbia maledetto"


FilmFilm ha incontrato il regista di Ufficiale e gentiluomo che quest’anno si è imposto con la avvincente e vulcanica biografia di Ray Charles (Ray), da poco nelle nostre sale: più che un intervista, un fiume in piena che travolge un mini registratore. Eccola.






“Mentre cercavo di convincere gli studios a farmi finanziare il film, i responsabili della produzione , fondamentalmente, mi dissero che doveva essere fatto in maniera tale da poter essere venduto in televisione. Gli risposi che questa era una storia per il cinema, ma loro continuavano sostenendo che il protagonista era un autentico bastardo, non era una persona che suscita affetto. La storia può essere solo raccontata nella maniera più onesta possibile, dissi loro, come una sorta di trasformazione. Beh, lo sai loro come mi risposero? ‘Non pensiamo che ci possano essere persone che vogliano pagare per vedere questo. Il pubblico pensa che Ray Charles è un genio, che crea della vera arte, e che perciò sia una bella persona’. No ! Non devono essere per forza belle persone perché creano dell’arte. Loro hanno un tipo di coinvolgimento più complicato, e questa per me è la vera storia. E’ più importante cercare di entrare dentro la pelle di Ray Charles e sentire cos’è che lo muove. Questo ho cercato di fare. Il più grande dono che mi ha dato, è raccontarmi la storia che, poi, io ho raccontato. La maggior parte delle persone vogliono che racconti una favola. Io, invece, dissi a Ray: se tu vuoi che io racconti una favola, beh, addio. ‘Io penso che questa storia debba essere raccontata in maniera reale’, rispose lui.”

“L’ avevo progettato come un musical, anche se può sembrare pretenzioso. Ma, in realtà, è una storia di fantasmi. Quando tu scopri dal suo passato, dell’enorme senso di colpa verso il fratello: l’ho fatto in maniera tale da definire il personaggio come se si sentisse posseduto da qualcuno. Tu non lo sai, ma devi scoprirlo. Un altro fattore è anche che stai guardando l’evoluzione di un artista che viene dal proletariato. E vedrai, durante l’arco del film, come la sua cultura cambierà quella americana. Questo non è un film di messaggi, ma se ne cerchi li puoi trovare. E’ un mistero da dove arriva questa voce, all’inizio non era la sua, a quei tempi non si parlava così, sono dovuto entrare nella sua pozzanghera di dolore e trovarla. Una volta detto questo, come raccontare la storia ? L’ho raccontata in flashback. L’ho raccontata attraverso la recitazione. Ma, mi sono chiesto qual è la sua vera forma d’arte ? Il mio problema sono i musical, tutto quel cantare e ballare. Ce ne sono pochissimi che funzionano veramente perché hai un problema di base. Stai raccontando una storia, vedendo la sua evoluzione e quella del personaggio, poi tutto si ferma e c’è una canzone. Tu la rappresenti, magari è meravigliosa, ma non fa andare avanti la storia, devi interrompere l’energia e continuare da lì fino alla prossima canzone. Io ho cercato di prendere un pezzo da ogni brano per espandere sia la narrazione, sia il carattere del personaggio. Quello era il mio obiettivo. Le canzoni sono in ordine cronologico, solo una è fuori dall’ordine e l’ho messa alla fine, “Hard Times”. Così capisci cosa sta succedendo nella sua vita, le pressioni e, allo stesso momento, stai vedendo e sentendo come tutto questo era creato in una forma musicale. Il soggetto era talmente complicato che, per il novantanove per cento, ho usato delle licenze drammatiche, mi sembrava la maniera più giusta per farlo”



“Sì, è vero, il film si preoccupa di mostrare accuratamente la sua famiglia. Ma anche l’uomo. Questa è la differenza. E’ l’uomo che racconta tutto. Durante i tredici anni che mi ci sono voluti per trovare i soldi e cominciare la sceneggiatura sono successe, principalmente, due cose. Una è che lui sapeva che io ero interessato, più che altro ossessionato dal progetto. E due che si è alimentata una certa fiducia, anche se è un uomo che vuol avere tutto sotto il suo controllo. Il fatto è che durante questo periodo di tempo io ho fatto le mie ricerche. Ho intervistato trentacinque persone per aver questa idea ma, la cosa più importante era che avevo lui a cui chiederlo. Io credo che quando abbiamo cominciato a scrivere la sceneggiatura lui già sentiva che la storia stava finendo. Mi ricordo che, prima di partire per New Orleans, io stavo registrando con lui nello studio, e, per la prima volta, aveva intorno a lui i suoi dodici figli. Per la prima volta ! Ray Charles Jr., che ha cinquantuno anni, ha saputo in quell’istante di avere dei fratelli e delle sorelle. Io penso che quel momento, per lui, sia stato come tramandare la sua eredità. Lui aveva fiducia in me e, se io non lo avessi capito, sapevo che non avrei fatto il film. E questo è un grande scambio da un artista all’ altro.”




“La collaborazione con lui? Ray lesse la sceneggiatura, la traducemmo in braille. Non è mai venuto sul set, durante le riprese: era in studio, a registrare i pezzi. La cosa più difficile da affrontare è stato il fatto che, quando cominciavamo ad entrare nel suo ruolo, lui era già malato e stava peggiorando. Una cosa molto triste da vedere. Se tu l’avessi visto prima: era un ragazzo pieno di ferocia. Ma Ray vide la versione non ancora definitiva del film e mi disse: lo voglio vedere tutto. Anche se, naturalmente, non lo poteva vedere, disse ugualmente così. Fece molto per il film, era molto felice. E’ molto inusuale, nel corso della lavorazione, collaborare con una persona che è veramente lì. Jamie Foxx aveva solo un immagine di quello che era Ray. Sua madre è stata la persona più importante della sua vita, è fu la responsabile di tutto ciò che lui era. E’ per questo che nel film le parla in maniera molto nervosa. Mentre io componevo l’inquadratura, Jamie era seduto lì per venticinque minuti, concentrato e io pensavo: che strana e fantastica opportunità per lui avere una persona vicino che gli racconti la vera storia”



“La morte del fratello. Lui mi disse: nessuno è veramente tranquillo con l’acqua. Lui non ne parlava mai. Allora gli chiesi come si sentiva riguardo alla morte del fratello. E lui mi rispose: ero paralizzato, non mi potevo muovere, non potevo vedere niente. Mi sentivo molto colpevole per questo. E se tu sei religioso, e sua madre lo era, e hai solo cinque anni, ti senti in colpa per la morte di tuo fratello e dopo nove mesi diventi cieco, io penso che ci si senta come se dio ti abbia maledetto. Dio ti sta punendo”



“Cosi ho pensato che avesse vissuto la sua vita portandosi dietro questi incubi. E’ stregato. E’ una storia di fantasmi ed è quello che ho fatto. Mi ha descritto quando il fratello è caduto nel tinello e stava morendo e come lui si sentiva. Per questo motivo c’è l’immagine dell’acqua nel film. Volevo che il pubblico dicesse: cosa succede ? Ray aveva solo immagini nella sua testa, considera che aveva solo sei anni. Lui poteva descrivere gli uccelli, il blu del cielo, la terra rossa della Georgia, il verde degli alberi, tutte queste cose. E per me, più che altro, George era nella sua testa, come sua madre. Lui mi disse che parlava con la madre ogni giorno, malgrado lei sia morta da cinquanta anni. Lasciami dire questo. Quando tu incontri Ray Charles, può risultare una persona affascinante e molto dinamico esteriormente, ma non sai cosa è celato veramente dentro di lui. Può essere una persona meravigliosa ed il momento dopo girarsi e litigare con qualcuno della sua band. E lo faceva spesso sul palco. E’ una persona molto dura. Lui non rivelava niente sulla sua anomalia. Diceva: ‘ no, ho lavorato duro, sono stato fortunato, ho avuto un po’ di successo, altre persone hanno avuto più difficoltà di me’. E questo è ammirevole ma anche frustante. Per me se tu vuoi vedere il ragazzo negli anni più difficili, devi anche capire i suoi fantasmi. In ogni caso, lui ha letto lo script, poteva cambiarlo, poteva dire ‘no’. Ma non l’ha fatto”

(conversazione con Mario Sesti)