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"Acciaio" speranza tradita della classe operaia





04/09/2012 09:09a cura di FilmFilm.it

"La classe operaia oggi cerca delle possibilita' non corrisposte, il problema e' che mancano i referenti con cui affrontare il discorso, se viene a mancare il dialogo questa classe muore". Non usa mezzi termini Stefano Mordini, regista di Acciao, tratto dall'omonimo romanzo di Silvia Avallone, presentato alle Giornate degli autori di Venezia.


La macchina da presa segue la storia di due adolescenti, Francesca e Anna, quest'ultima sorella di Alessio (Michele Riondino) che lavora nell'acciaieria Lucchini di Piombino, una sorta di padre di famiglia ingabbiato nel suo micromondo da cui sembra incapace di uscire.






Ritorna invece a Piombino Elena (Vittoria Puccini), una sua vecchia fiamma che e' stata chiamata a lavorare ai piani alti della fabbrica.

"Elena riesce a fuggire, va a studiare in un'altra citta', ma ritorna e incontra Alessio con cui si innescano dei nuovi meccanismi amorosi - racconta l'attrice - il problema e' che il mio personaggio e' molto compresso, come se fosse incapace di abbandonarsi completamente ai sentimenti, un atteggiamento in contrasto con l'energia delle due ragazzine che invece vogliono affermare la propria identita', anche se immerse in una realta' scomoda, difficile e a tratti drammatica".

Mordini riprende le pagine del romanzo della Avallone attualizzandole.
"Abbiamo privilegiato quello che piu' ci stava a cuore - spiega la scrittrice - la presenza costante della fabbrica e l'amicizia delle protagoniste, quasi fossero una stessa voce. E' cambiato il tono nel film rispetto al libro: nel 2001 c'era ancora l'illusione di poter cambiare qualcosa, ora e' stata tradita. Oggi dobbiamo gestire un'incertezza epocale e non sappiamo cosa ci aspetta". (AGI)