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Il ritorno di Winona Ryder segna la seconda giornata di Venezia





31/08/2012 08:08a cura di Teresa Lavanga

Il ritorno di Winona Ryder segna la seconda giornata della Mostra internazionale del Cinema di Venezia. L'attrice, che raggiunse il successo giovanissima, dopo un periodo di silenzio e le disavventure legate alle accuse di cleptomania, sbarca al lido nei panni di Deborah, la moglie del killer Richard Kuklinski nel film fuori concorso The Iceman di Ariel Vromen.


E che annuncia che la cosa che vuole di piu' adesso e' ''avere una bella e buona vita''.






Il film racconta la storia dell'assassino, realmente esistito, interpretato da un credibilissimo Michael Shannon.
"Sul set era spaventoso", racconta la stessa Ryder. "Non vado al lavoro pensando di fare paura ai colleghi, ma cerco di catturare la profondita' del personaggio che interpreto - dice l'attore - Forse pero' James Franco (presente in un cameo, ndr) si e' spaventato davvero, ecco perche' non e' qui", dichiara scherzando Shannon.
Che, a quanto pare, per interpretare il ruolo e' stato letteralmente 'rapito' da Ariel Vromen, che ha deciso di portare sullo schermo la storia di Kukliski, gia' raccontata da Anthony Bruno nel romanzo "The Iceman: The True Story of a Cold-Blooded Killer" e dal documentario HBO del '92, The Iceman: Confessions of a Mafia Hitman.

"Ho 'arrestato' Michael un paio di anni fa, ad un party, e da allora abbiamo continuato a parlare del film'', dice il regista.
''Anche per questo -aggiunge- forse, arrivava sul set e non avevamo piu' bisogno di dirci nulla, di fatto e' come se non l'avessi mai diretto: si chiudeva nel suo spazio e diventava Richard Kuklinski''.

"Abbiamo cercato di essere il piu' possibile onesti nei confronti dei personaggi che volevamo raccontare - spiega ancora Vromen - puntando molto sulla figura da outsider dello stesso Kuklinski: vedendolo sullo schermo e' facile possa instaurarsi quel meccanismo di attrazione/repulsione che provai anch'io vedendo il documentario in cui veniva intervistato. Non voglio dire che mi piacesse, ma di sicuro mi intrigava".

Ma come era possibile, per lo stesso Kuklinski, affrontare ogni singolo giorno tenendo all'oscuro la propria famiglia dalle sue azioni?
"Era un uomo per forza di cose 'sconnesso' - dice Michael Shannon - nessuna persona sana di mente potrebbe compiere atti cosi' efferati: nel caso specifico, pero', credo che tutto si debba ricondurre alla sua infanzia, visto che da piu' parti e' dimostrato che i bambini maltrattati sviluppano questa sorta di comportamento dissociativo per allontanarsi dal mondo, per annullarsi. Kuklinski era un uomo senza hobby, senza passioni: l'unica cosa che davvero gli interessava era la famiglia, sua moglie e le due figlie. Proteggerle da tutto, anche da se stesso forse, era il suo scopo principale".
The Iceman annovera nel cast anche Chris Evans (Robert Pronge) e Ray Liotta, ancora una volta chiamato ad interpretare il ruolo di un boss mafioso (Roy Demeo).

In concorso nella sezione 'Orizzonti' della Mostra ieri e' stata anche la volta di Gli equilibristi, di Ivano Di Matteo, con Valerio Mastrandrea e Barbora Bobulova.

Una commedia amara sulla paternita' e sul divorzio che vuole ''dare voce a chi non ha voce".
I protagonisti sono Giulio (Mastandrea), 40 anni, impiegato al Comune di Roma, casa in affitto, auto a rate, una figlia rockettara, un bambino trasparente, e sua moglie (Bobulova). La ama, ma l'ha tradita: una scappatella con una collega. Scoperto, i due provano a rimanere insieme, ma lei non ce la fa, Giulio se ne deve andare. E inizia il tracollo.

Se Mastandrea e' il protagonista, il film scritto da Di Matteo con la moglie Valentina Ferlan non ha un punto di vista maschile: "Quanti omicidi di donne avvengono in famiglia, quante fanno una brutta fine? E'piu' semplice simpatizzare con Giulio -dice la Bobulova- ma la mia e' una donna che soffre, non una rompiscatole che lo caccia via".
Ovviamente, il film -dal 14 settembre in sala con Medusa - non parla solo di crisi di coppia ma anche di crisi economica: "Oggi il ceto medio e' colpito -dice De Matteo- una volta un posto al Comune era una garanzia, oggi una famiglia ce la deve fare con 1700 euro al mese, e non e' facile: se un apparecchio per i denti costa 2mila euro, rischi che tuo figlio diventi un coniglio".

Mastandrea, invece, parla del tradimento del suo Giulio: "La nostra non e' una coppia alla fine, cerca il tradimento come alibi e possibilita' di far esplodere una pentola. Questo disastro non accade per una semplice scappatella".

Ma perche' gli vengono offerti sempre questi ruoli sofferti e dolenti?
"Sara' per la gioia che ti si legge negli occhi!", lo prende in giro la Bobulova, mentre Valerio si trincera dietro un "non ho il physique du role per il supereroe o il poliziotto biondo e con gli occhi azzurri". Interviene anche De Matteo, che conosce Mastandrea da 20 anni: "Ha la faccia da clown, ma lo trovo drammatico: fa il brillante, il gigione, ma e' una maschera".
E ancora la Bobulova: "Sembri un attore dell'Est: anche quando fai la commedia hai quello strato in piu', quella malinconia".

Sempre nella sezione 'Orizzonti' ieri e' stato il giorno di Tango libre del regista belga Frederic Fontayne.
"L'amore e' la cosa piu' forte e complessa che ci sia. E' quello che ci puo' salvare, malgrado tutto. E' questo che volevo dire", afferma il regista habitue' della Mostra, a proposito del film.

Tango Libre vanta, rispetto ai precedenti, un registro piu' leggero: e' la storia di due amici, interpretati da Sergi Lopez e Jan Hammenecker, rinchiusi in carcere a scontare una lunga condanna per rapina armata. I due hanno una relazione sentimentale con la stessa donna (Anne Paulicevich, anche autrice con Fontayne della sceneggiatura) la quale pero' a loro insaputa frequenta lo stesso corso di tango di uno dei secondini della prigione (François Damiens), che la ama di nascosto.

"E' un film a piu' livelli, molto complesso, quasi impossibile da fare - dichiara Fontayne - D'altra parte se non fosse stato cosi' non l'avrei fatto".
La gestazione e' stata lunga: sono passati cinque anni da quando Fontayne e la Paulicevich ne hanno parlato per la prima volta. Piu' semplice trovare gli attori: "Sono professionisti con i quali avevo gia' lavorato e con cui c'era un rapporto - rivela Fontayne - Per realizzare un progetto come questo devi mettere su una specie di famiglia. Avevo bisogno di sentire le vibrazioni dei miei attori. In fondo questo e' un film musicale".

Non a caso preponderante e' la presenza del tango nell'intreccio: "Il tango non e' solo un ballo - riprende il regista - ma qualcosa di piu' profondo. Nel tango i ruoli son ben definiti e chi balla il tango sa che vive nel tango. E' una specie di baratro dove precipitano i corpi".
Nell'accezione che questi hanno nel cinema di Fontayne: "Per me l'anima esiste solo nel corpo". (Adnkronos)