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"Carnage" un gioiello di nera ironia





29/09/2011 08:09a cura di Alessandra Levantesi Kezich

Il testo contiene una sfida, compresa fra l'apparente evidenza di ciò che mostra e l'efferatezza misteriosa che cela. Vi viene in mente qualcosa di più consono alle corde di Polanski?


Pensavamo sarebbe stato un problema condensare le impressioni sulle pellicole di ieri, due in competizione e una fuori concorso. Ma il compito si è rivelato più facile del previsto perché sul taiwanese Warriors of the Rainbow kolossal epico sull'eroica ribellione degli aborigeni delle montagne contro i giapponesi, colonizzatori dell'isola fra il 1895 e il 1945 - è meglio stendere un pietoso velo.






Quanto a W.E. firmato dall'eclettica Madonna, è un pasticciatissimo mélo dove la vicenda amorosa dell'americana Wallis Simpson con il Re Edoardo VIII, che per lei nel 1936 abdicò al trono, si riverbera e intreccia in modo pretestuoso (e persino insulso) con quella, ambientata nel 1998 a New York, di certa malmaritata Wally, cresciuta fin da piccina nel mito della sua celebre omonima.

Così, liquidati sotto brevità questi titoli, eccoci tranquilli a dare il dovuto spazio a chi davvero lo merita: e cioè al Roman Polanski di Carnage, basato sulla commedia di Yasmine Reza.

Francese di origine iraniana messa in scena nei teatri di mezzo mondo, da Parigi a New York, la Reza è forse drammaturga sopravvalutata; però ha ragione Roberto Andò, il regista che ha portato con successo sui palcoscenici italiani "Il Dio della Carneficina", quando scrive: «nonostante l'eccessiva programmaticità... il testo contiene una sfida, compresa fra l'apparente evidenza di ciò che mostra e l'efferatezza misteriosa che cela».

Vi viene in mente qualcosa di più consono alle corde di Polanski? Il quale, in collaborazione con la stessa autrice, ha trasportato l'azione a New York ed essenzializzato i dialoghi originali (a volte lunghi ed esplicativi), facendo emergere al meglio la trama di un gioco al massacro che coinvolge due coppie borghesi.

Sullo schermo sono i coniugi Kate Winslet/ Christoph Waltz in visita dai coniugi Jodie Foster/John Reilly perché il figlio undicenne dei primi ha aggredito il figlio dei secondi, rompendogli due denti. L'intenzione comune è di chiudere lì l'incidente, sottoscrivendo un verbale pacificatorio, ma la conversazione iniziata all'insegna della civiltà degenera in un contrasto che interessa anche i rapporti trasversali uomo-donna, l'appartenenza sociale e le rispettive scale di valori.

Implacabilmente la facciata del perbenismo crolla, svelando un sotterraneo scenario di disperazione e ferocia. Occorrevano la raffinata maestria e l'umorismo amaro di Polanski per dare movimento e continuità cinematografica a un huis clos di tal genere, per far scattare i giusti tempi comici, per mantenersi in equilibrio fra irridente ironia e nero nichilismo.

E ci volevano interpreti in grado non tanto di recitare un carattere, quanto di dar vita a sensazioni, stati d'animo, pulsioni oscure lavorando a nascondere piuttosto che a mostrare. L'intero quartetto eccelle, con un piccolo punto in più a favore di Waltz/Winslet.

Musica di Desplat, costumi di Canonero, di Carnage possiamo affermare che è un vero gioiello.

da La Stampa 02-09-2011