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La vita secondo Ferrara e Turturro





06/09/2005 15:09a cura di Valeria Chiari

Dice di non essere in grado di parlare, di spiegare bene quello che il suo pensiero, ma in realtà Abel Ferrara, regista di Mary, usa parole molto chiare per parlare del suo film e delle sue scelte in genere.


Dice di non essere in grado di parlare, di spiegare bene quello che il suo pensiero, ma in realtà Abel Ferrara, regista di Mary, usa parole molto chiare per parlare del suo film e delle sue scelte in genere.





Quello che molti hanno definito regista maledetto e che spesso ha risposto alle censure hollywodiane con ironici me ne fotto e me ne frego, arrivato a Venezia in compagnia di Forrest Whitaker e Stefania Rocca sedendosi davanti alla pletora di giornalisti presenti alla conferenza stampa, quasi tutti entusiasti, con l'ormai inconfondibile sardonico sorriso.

E' un film che volevo fare da tantissimo tempo. Molto prima che la questione di Maria Maddalena e di chi fosse veramente venisse sollevata da tipi come Dan Brown o Mel Gibson, dopo i quali la Passione di Cristo si tragicamente trasformata in una Passione del Dollaro.

Primo a portare un set cinematografico nel Santo Sepolcro, senza naturalmente disdegnare i luoghi ormai storici per i film di tipo cristologico come Matera - che ha volutamente visitato per paragonare da cinefilo le scelte registiche di Pasolini con quelle di Gibson - Ferrara racconta il percorso spirituale interiore e inatteso di un attrice, di un regista e di un giornalista.

Credo che ad un certo punto della propria vita sia necessario passare oltre, sia esso uno schermo nel caso dell'attore o del regista o del microfono per il giornalista, e approfondire, andare a fondo a noi stessi per sentire cosa sta succedendo, sentire davvero le emozioni e viverle piu' intensamente.

Già acquistato dalla Mikado e interpretato anche da Juliette Binoche e Matthew Modine, oltre che dai gi?citati Whitaker e Rocca, Mary, che un giornalista ha sentito il dovere di definire un film necessario - lo stesso che nel corso della conferenza stampa per il film di Roberto Faenza, ha coraggiosamente preso le difese de I Giorni dell'Abbandono sottolineando l'esistenza di film inutili come Elizabethtown - sembra lontano anni luce dalla violenza dissacrante de Il Cattivo Tenente.
Non c'è bisogno di violenza. Viviamo già in mezzo a tanta efferatezza. Ci sono cose per cui vale la pena morire, ma sicuramente non c'è nulla per cui valga la pena di uccidere. Sono convinto che uccidere non dovrebbe essere considerato un Punto di Vista?
Ma siccome ad ogni moto dell'anima deve seguire anche una gustosa e rilassante risata, ecco John Turturro che con Romance & Cigarettes ha decisamente alleggerito l'atmosfera. In compagnia dei protagonisti Susan Sarandon e James Gandolfini il registattore ha raccontato la storia di un tradimento di un marito e delle soluzioni della moglie per risolvere la questione senza perdere mai le redini del proprio matrimonio.
Uno spettacolo esilarante, in cui persino l'inatteso turpiloquio della squinzia di turno, interpretata da una eccezionale Kate Winslet, non produce alcuna nota stonata in questa sonata ad un marito fedifrago e ad una moglie machiavellica.
In nome di tanto sollazzo, il tono più triste della seconda parte del film ha riscosso le perlpessità di alcuni ai quali Turturro ha risposto con l'inconfondibile leggerezza.
Ho immaginato il film come se fosse un grande circo. Come succede nella vita vera, alla fine si arriva ad una sorta di One Man Band. E non si può neppure essere sempre zuccherosi perché la vita non lo è.
In fondo parlo di un argomento serio, quando non addirittura doloroso, normale che pur alternando dei momenti comici, il punto di ritorno sia sempre piuttosto serio.