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Amore e Fumo: ecco l'America di Turturro





06/09/2005 13:09a cura di Daniele Sesti

“Essere romantici e fumarsi a morte il cervello” è la filosofia di Nick Murder (James Gandolfini)protagonista assieme a Susan Sarandon del terzo film come regista di John Turturro. Un vero e proprio musical nel quale l'artista italoamericano mette in scena la classe lavoratrice che "evade dai propri problemi attraverso le canzoni, quasi come fossero preghiere". Nel cast anche gli ottimi Christopher Walken e Steve Buscemi ed una super sexy Kate Winslet.


“Secondo Aristotele, un dramma deve avere trama, carattere, riflessione, poesia, musica e danza. Io ho semplicemente aggiunto il sesso”.






Sono parole di John Turturro in proposito del suo terzo film come regista proiettato nella sezione in concorso alla 62° Mostra del Cinema di Venezia.

E’ una frase che definisce esattamente Romance & Cigarettes nel quale si balla e si canta per le strade, in anguste case di periferia, nei loro squallidi giardini, nei parchi e perfino sott’acqua.

Si può morire per il fumo di mille sigarette aspirate con avidità o centellinate con parsimonia sotto un freddo cielo stellato. Ma, si può morire anche d’amore, sia esso la passione travolgente della nostra vita o un lento consumarsi in giornate tutte uguali.

“Essere romantici e fumarsi a morte il cervello” è la filosofia di Nick Murder (James Gandolfini) marito di Kitty (Susan Sarandon) e padre di tre figlie, Baby, Constance e Rosebud. Un vero e proprio dramma si scatena, quando Nick intraprende una relazione con la rossa Tula (Kate Winslet) adoratrice del sesso – sempre, ovunque e in qualsiasi modo – ma, per carità, senza amore. Sono lacrime e strepiti, quelli della moglie, odio irrefrenabile e risse con la piu’ giovane ed avvenente rivale. Sono anche perle di spicciola filosofia, sciorinate su una tramezzo sospesi nel vuoto, quelle pronunciate da Angelo (Steve Buscemi) all’amico Nick in piena crisi sentimentale. Se le avesse enunciate dietro al bancone di un bar o durante una partita di squash le avremmo trovate stantie e ridondanti. Ma, lassu’, sopra una New York di cui non si capisce la collocazione temporale, svettano come pronunciate da un fine pensatore.

Dove siamo? Non è certo l’America dei film di Ron Howard quella schizzata da Turturro su una tela sporca di ketchup. I giardini sono ingolfati da reti arrugginiti e obsoleti barbecue. Nelle cucine ti può capitare di vedere elettrodomestici vecchi di vent’anni. I suoi personaggi – e qui si nota l’intervento produttivo dei fratelli Cohen – sono meravigliosamente assurdi e sempre sopra le righe a partire da quello a cui James Gandolfini presta la sua mole e i suoi baffetti alla Clarke Gable per arrivare al sempre sorprendente Christopher Walken (il cugino Bo venuto in aiuto dell’abbandonata Susan Sarandon) ed al personaggio della madre di Nick i cui 5 minuti in scena valgono quasi l’intero film.

Turturro regista si muove con una certa disinvoltura in quello che è a tutti gli effetti un musical anche se limita le evoluzioni dei suoi (volutamente?) impacciati ballerini. Fa cantare la Sarandon (bravina) ed, intelligentemente, doppia la Winslet, assolutamente irresistibile (che coraggio) nelle scene di sesso (soprattutto quello per telefono…).

Sono tante le canzoni (anche una versione di Quando mi innamoro cantata da Anna Identici) che fanno corona al film il cui finale – in pieno stile melodrammatico – è impreziosito dagli occhi della Sarandon capace di esprimere con un solo sguardo odio e amore, compassione ed infinita dolcezza.