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02/09/2005 15:09a cura di Valerio Salvi

Nel film del cinquantenne regista taiwanese Ang Lee i cowboys di frontiera protagonisti di tanti film western finalmente si baciano trasformando la loro amicizia virile in qualcosa di pi?intenso e complesso. Ang Lee sostiene che in fondo si tratta "soltanto" di una storia d'amore solo pi?sofferta e complessa del normale.


Il cinquantenne regista taiwanese Ang Lee approda, insieme ai due protagonisti Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, alla 62^ Mostra del Cinema di Venezia con Brokeback Mountain controverso film di amori omosessuali nell’america di frontiera protagonista di tanti film western, non per nulla Ciak titola Cow Gays, anziché il classico Cow Boys.






Jake e Heath, si è parlato molto della Vostra scelta, molto ricercata, di partecipare a questo film di Ang Lee, come mai?

In realtà ero affascinato da questa bellissima storia d’amore – ci confida Ledger – che si muove dal passato sino al presente. Ho visto molti film, e letto vari libri sull’amore, ma questa mi sembrata una storia decisamente più “fresca” con passaggi anche complessi. Volevo investigare quest’aspetto dell’umanità e volevo farlo con Ang.

Anche a me il plot mi ha affascinato – ci conferma Gyllenhaal – e ne ero a conoscenza da prima che Ang Lee decidesse di girare il film. Ma quello che cercavo maggiormente era lavorare con Ang. Se4ci fosse stato un altro regista non credo che avrei aderito al progetto. Sapevo che per Ang il tratto principale del’opera era l’amore tra i due protagonisti, mentre altri si sarebbero soffermati su altri aspetti.

Mr. Ledger, sembra quasi incredibile come un australiano possa rendere così bene il personaggio di un texano restando sempre convincente. Come ha fatto?

In realtà è stato essenziale un corso di dizione con una persona dall’accento molto particolare, quello che poi uso nel film. Ma è anche vero che le persone che vivono in spazi molto aperti hanno dei tratti in comune che le contraddistinguono al di la della loro origine: il modo di muoversi, di guardare il mondo e tante piccole cose. Sono una sorta di comunità, ed io in Australia ne facevo un po’ parte. Pensate a qualcosa come i surfisti di oggi, da qualunque parte vengano li riconosci.

Come vi siete trovati a lavorare con Ang Lee?

Ledger: “Si è trattato di un rapporto molto stretto, vista anche la particolarità del film, anche se richiedeva che io fossi solo con me stesso. Ang è molto attento ad ogni dettaglio e ci ha fornito informazioni precise sui personaggi.”

Gyllenhall: “Sono arrivato sul set con poca esperienza su un personaggio come il mio. Non avevo mai portato un gregge di pecore, e qui ce ne erano 5.000, né sapevo andare a cavallo. Un giorno al termine di una scena in cui discendevo a cavallo dalla montagna guidando le pecore, ho chiesto da Ang come ero andato, e la sua risposta è stata: abbastanza sexy. Ha un humor molto particolare, tagliente, simile al mio e mi sono trovato bene. Lui spinge me a volte per ottenere qualcosa di più dal mio personaggio, ma in fondo l’essenza del rapporto tra attore e regista è proprio questa un po’ di tira e molla.”

In effetti l’aspetto risultante di questo film molto ricco e profondo, lontano dalla classica Hollywood patinata che siamo abituati a vedere. Come ci siete arrivati?

Il merito di questo va in primis alla storia – ci confida il regista – Siamo andati avanti umilmente alla ricerca dell’aspetto più vero del tutto, e questo è molto raro nel cinema americano, soprattutto rendere lo spaccato della vita rurale, che viene spesso tralasciata. Abbiamo pensato bene ai personaggi e poi i miei due attori li hanno resi al meglio, grazia anche alla loro bravura nel presentarceli nel corso degli anni.
In quest’ottica siamo stati molto fedeli al libro, mantenendo l’ambientazione negli anni ’60, decisamente più intolleranti, e seguendo la narrazione senza aggiungere o modificare troppo.

E lei da straniero come si è posto verso il mondo di questo libro, decisamente molto americano?

Devo dire che contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è quasi più facile. Da “straniero” sei più obiettivo, o vedi dal di fuori e poi ho avuto un grande supporto dai miei collaboratori che hanno profondamente indagato il mondo del west.

Qualcuno ha asserito che questa è l’unica vera storia d’amore presente al Festival. Secondo lei le storie d’amore omosessuali al cinema sono come quelle etero?

Mah, io ho deciso di fare questo film ed ho pensato che non mi sarebbe importato assolutamente nulla se a qualcuno non fosse andato a genio. Al cinema avevamo visto, nel passato, molti film di cowboys con la classica “amicizia virile”, una sorta di preludio a questo che è qualcosa di assolutamente nuovo. L’omossesualità mi ha dato una storia romantica, ma molto più dolorosa.

In America però la situazione a tutt’oggi sembra ancora piuttosto pesante, non scordiamo che appena cinque anni fa dei cowboys, appunto, hanno crocefisso un ragazzo per la sua omosessualità

Si, c’è molto fermento, ma spero che questo film porti delle buone vibrazioni che siano utili a tutti.