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Come la Roberts ha mangiato, pregato e amato





19/09/2010 22:09a cura di Daria Castelfranchi

Non ha bisogno di grandi presentazioni: Julia Roberts, 42 anni, Premio Oscar per Erin Brokovic, all’attivo circa quaranta film tra cui alcuni indimenticabili successi come Pretty woman e Il matrimonio del mio migliore amico. Una delle attrici più famose e più pagate di Hollywood. Molti potrebbero immaginarla come una star fredda e distaccata ma così non è anzi, gentile e spiritosa, conversa amabilmente con tutti; sfodera splendidi sorrisi e un look trendy che dona molto alla sua figura snella. Entra in sala chiedendoci se Javier ci ha fatti divertire. “E’ simpatico, vero?”. Una persona alla mano, deliziosa. Peccato si sia fermata meno degli altri.







Julia, al di là del film che per noi è un po’ stereotipato, che impressione si è fatta dell’Italia e degli italiani?
“Ho girato quattro film qui in Italia e ogni volta che sono venuta, sono stata benissimo. Le persone sono gentili e la cultura è più rilassata, affezionata al tempo. Si può indugiare a tavola, non come in America. Qui ti prendi tutto il tempo che vuoi per mangiare o fare una passeggiata. Mi dispiace che non vi siate ritrovati nella descrizione ma comunque non è un documentario”.

Lei ha voluto fortemente questo film. Cosa l’ha interessata del libro?
“Quanto più sono complicate le persone da interpretare, tanto più sono interessanti. Ho avvertito una certa pressione nel voler rendere i sentimenti di questa donna e la sua profondità. Sono queste le cose che mi hanno attirata di più”.

Nel film aiuta concretamente una donna e sua figlia (nella parte di Bali): qual è il suo rapporto con la beneficenza?
“Cerco sempre di darmi da fare. Il fatto di essere famosa ti consente di mettere in luce alcune situazioni che altrimenti rimarrebbero in secondo piano. Tutto comunque parte dalla famiglia, dai propri vicini, e poi si allarga”.

Lei pensa che questi viaggi alla riscoperta di se stessi siano realmente utili?
“Ho viaggiato molto e viaggiare ti mette a confronto con chi sei veramente. Viaggiare ti aiuta a capire chi sei ma il viaggio non è di per sé la risposta perché non necessariamente si ritrova se stessi”.

Cosa ti basta per essere felice?
“Stare con la mia famiglia. Viaggiare dà molte opportunità ma sono felice quando sto in famiglia”.