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Intervista a Sofia Coppola per Somewhere





03/09/2010 23:09a cura di Mauro Corso

Somewhere esce in Italia come primo paese al mondo, nello stesso giorno peraltro dell'anteprima veneziana. L'incontro con Sofia Coppola, Stephen Dorff ed Elle Fanning si svolge nella Sala Stucchi dell'Excelsior, che riporta subito alla mente Sergio Leone e C'era un volta in America.


- Questo è un altro film sulla solitudine, quanto la affascina questo personaggio come specchio del mondo dello spettacolo?






Sofia Coppola: amo le storie di gente che attraversano transizioni, Volevo fare qualcosa di triste nella Los Angeles dei giorni nostri. Mi interessava esplorare questo aspetto dello show business, la parte più “deprimente”.

- La Los Angeles di Somewhere può ricordare la Città degli Angeli nelle rappresentazioni cinematografiche degli anni '70?

Sofia Coppola: sono sempre stata affascinata dal cinema degli 70. Ho pensato soprattutto a film icona come Shampoo e American Gigolo, che secondo me catturavano l'anima di Los Angeles. Cercavo quelo tipo di atmosfera.

- Qual'è il suo rapporto con la televisione italiana, il suo impatto con quel mondo, in riferimento alla scena dei Telegatti?

Sofia Coppola: ero andata ai telegatti molti anni fa, secondo me quel mondo è molto simile a quello che abbiamo da noi e mi interessava creare un contrasto tra il padre e Fanning e il mondo dello Show Business. Una caratteristica globale.

- Nel rapporto tra padre e figlia si è ispirata ai suoi ricordi personali?

Sofia Coppola: Ci sono molte delle mie esperienze con mio padre, anche la vicena dei Telegatti. Per me era eccitante entrare con mio padre nel mondo degli adulti, in quel tipo di mondo. Anche la scena del casinò, in cui Johnny soffia sui dadi, l'ho vissuta io in prima persona.

- Come si sono preparati gli attori?

Elle Fanning: volevamo conoscere le location molto bene, abbiamo passato tempo nell'albergo e nella stanza di Johnny, e abbiamo creato questo rapporto tra padre e figlia. Poi Stephen è venuto a vedere una delle mie esibizioni e abbiamo cercato di creare questo rapporto.

Stephen Dorff: Sofia ha creato un ambiente così rilassato da subito, ci ha creato memorie finte. Una sera siamo andati a cena come una vera famiglia, come in esercizio di improvvisazione. La sono andata a prendere a scuola (tra l'altro era la scuola in cui ero andato da ragazzo) e mi sono preoccupato perché la macchina sapeva di fumo. Così ho cercato di mandarlo via. Poi ero nervoso perché non la conoscevo, cercavo di guidare con prudenza perché i genitori si fidavano di me, non c'era nessuno con noi. Poi, tempo dopo siamo andati in una scuola di ceramica insieme, lei ha fatto un vaso e io un posacenere e lo abbiamo regalato a Sofia. Questo ha creato dei legami, è stata un'esperienza speciale.

- La vita di Johnny cambia con la vacanza con Cleo. I figli possono salvare i padri?

Sofia Coppola: volevo solo mostrare l'impatto di una relazione durante una crisi esistenziale, la presenza di questa figlia che risveglia il padre, Ho avuto il primo figlio prima di scrivere questa sceneggiatura e quindi avevo proprio riflettuto su come un figlio cambia il tuo punto di vista.

- Ci sono delle somiglianze tra Stephen Dorff e Johnny?

Stephen Dorff: Ci sono delle somiglianze con il personaggio, sono cresciuto recitando e ho avuto questa parte in un momento in cui stavo attraversando una serie di cambiamenti, quindi è arrivata nel momento perfetto della mia vita. Mi identifico molto con l'isolamento, con la solitudine del personaggio e dell'attore. Da attore professionista passi tre, quattro mesi con delle persone con cui sviluppi delle relazioni simili a quelle familiari e poi all'improvviso finisce tutto. Alla fine di questo film ero molto depresso. Un attore non ha un lavoro dopo che il film è concluso, deve aspettare il prossimo ruolo e nel frattempo non ha nulla da fare e ho potuto attingere da queste emozioni e questo per me è stato molto realistico.

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Sofia Coppola: mi fa molto piacere sentirlo!

Una parte importante delle atmosfere è affidata alla musica, alla colonna sonora. In quale parte della lavorazione vengono decise le musiche?

Sofia Coppola: in fase di scrittura. Ascolto molta musica mentre scrivo e quando visualizzo una scena immagino anche la musica. Non mi faccio guidare necessariamente dal testo, è più un fatto di atmosfera.