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Intervista a Julian Schnabel per Miral





02/09/2010 17:09a cura di Mauro Corso

Il primo paese in cui esce Miral è l'Italia, a ridosso con la prima mondiale del Festival di Venezia. La giovanissima protagonista, l'indiana Freida Pinto purtroppo è assente per gravi motivi familiari.








A fare da mattatore è il regista Julian Schnabel, coadiuvato spesso da Rula Jebreal, autrice dell'opera letteraria da cui questo film è tratta, La strada dei fiori di Miral. Julian Schnabel aveva già presentato a Venezia sia Basquiat che Prima che sia notte e come pittore era stato in Italia dall'inverno del 1976 alla primavera del 1977.

Dovendo adattare una storia così complicata, avete dovuto tagliare molte cose, quale vi dispiace di più?
Schnabel: non abbiamo dovuto tagliare nulla, sapevamo esattamente cosa fare. C'è stato un conflitto per moltissimi anni, ma questo è un film, una sceneggiatura. In genere quando vuoi fare un film parti da un diagramma di quello che vuoi girare. Di certo non puoi rappresentare ogni evento avvenuto nell'arco di quarant'anni, devi fare una scelta di quello che vuoi mostrare fin dall'inizio. Lo sviluppo dei personaggi è certamente stato ridotto. Tutto quello che è nel film è intenzionale ed è funzionale alla struttura del film stesso. Non sono un analista politico, è un film di finzione anche se viene dalla vita vera, è come prendere l'oro e filarlo.

Cosa ne pensa della vicenda di Sakineh?
Schnabel: penso che essere qui, in questa stanza a parlare e a farsi qualche risata sia un privilegio. Siamo più o meno liberi di molti altri ma siamo certamente più liberi di moltissime altre persone.
E' la mancanza di istruzione che porta le persone a comportamenti inaccettabili o crudeli. Pensiamo al sesso prima del matrimonio. Per noi è una realtà quotidiana. Al mondo ci sono persone che perdono la vita per questo o per altre ragioni.

Cosa si aspetta dall'apertura delle trattative di Washington?
Schnabel: sono una gran cosa, spero che queste trattative siano portate avanti con energia, onestà e ottimismo. Obama è un ottima persona. Per me queste trattative sono una festa.

Lei Rula concorda?
Jebreal: le trattative sono un segno molto positivo, ma bisogna passare dalle parole ai fatti. Gli accordi sono stati fatti e violati: il passaggio più delicato è passare dalle parole ai fatti. Sono le parti che devono decidere che il futuro è la pace. Ghandi diceva che non c'è una via per la pace, la pace è la via.

Com'è stato recitare in inglese?
Yasmine Al Massri: non ho pensato che il mio talento fosse stato messo in discussione per il fatto di recirare in inglese, per me anzi è stato un grande passo in avanti per la mia carriera. Ci sono molti film palestinesi in giro per il mondo, ma Miral non è un film palestinese o che parla solo della nostra gente, è un film che parla a tutti. La questione non è parlare o no in arabo ma sul parlare al mondo.

Quindi non esiste una “questione della lingua” in Miral...
Jebreal: non è importante la lingua, per questo non è stato usato né l'arabo né l'ebraico: il film non doveva avere un connotato politico. Sono importanti i diritti umani, la storia che riguarda gli individui

Hiam Abbass interpreta l'educatrice Hind Husseini in diverse età. Come ha affrontato questa prospettiva così insolita per un attore?
Abbass: È stato un incubo! Scherzo, in realtà sono stata sedotta dal personaggio. È molto difficile per un attore interpretare un ruolo in diverse età della sua vita. Siamo andati avanti passo passo con Rula che conosceva molto bene questa donna. Non sono per nulla somigliante alla vera Hindi, ma per me era importante almeno riprodurne lo spirito. Abbiamo lavorato col trucco abbiamo fatto diversi esperimenti, quando sono più giovani abbiamo dovuto tirare la pelle, tirare su i capelli e per l'età avanzata era necessario un lavoro di tre ore, e allora mi bastava vedermi allo specchio per capire quel personaggio e comportarmi secondo l'età.

Non ha paura che questo film possa urtare la sensibilità di chi non la pensa come lei?
Schnabel: Alcuni non la pensano allo stesso modo, e questo è normale, ma se dovessi pensare alla gente a cui non piacciono i miei dipinti, che non sono d'accordo con me e non gli piace neppure la mia maglietta allora non sarei mai uscito di casa e non mi avreste mai conosciuto!