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Morgan Freeman e il suo Mandela





25/02/2010 15:02a cura di Valerio Salvi

Morgan Freeman ci racconta la sua esperienza in Invictus, la corsa agli Oscar e il come è riuscito a diventare l'attore che è oggi, un desiderio che ha coltivato con grande caparbietà.


Dopo aver fatto i presidente degli Stati Uniti e addirittura Dio, questo ruolo sembra essere molto più impegnativo …





Ma in realtà non lo credo, sono tutti ruoli che comunque richiedono attenzione. In questo caso ho studiato molto bene Mandela nel modo di muoversi e di parlare. Ho usato molto dei video del Presidente sudafricano.
Tra l’altro i miei amici mi hanno sempre detto che trovavano una certa somiglianza fisica.
Per quanto riguarda il parlare come lui è stata la parte che ha richiesto più impegno. Uno dei miei limiti –se così possiamo dire- come attore è che non faccio accenti di nessun tipo, quindi trovarmi in un ruolo che mi costringeva a parlare in un modo diverso è stata una sfida. Solo pronunciare il secondo nome di Nelson Mandela ha richiesto un impegno incredibile di fonetica.

Ma questo film nasce dal desiderio di Clint [Estwood – n.d.A.] di girare una storia su Mandela?
Direi proprio di no, nasce dal fatto che io ho chiesto a Clint di dirigerlo!

E come si è trovato nel duplice ruolo di produttore ed attore del film, dovendo da un lato guidare Eastwood in sede di produzione e dall’altro prendere ordini da li come attore?
Stiamo partendo da un presupposto decisamente sbagliato. Clint Eastwood non prende ordini da nessuno! E comunque sarebbe sbagliato pensare che un produttore possa influenzare un regista. Il regista lo si sceglie, meglio se bravo, e poi si demanda a lui tutto il lavoro creativo, il produttore ne è fuori.

E in questo ruolo di produttore come si trova?
In questo mondo si è sempre alla ricerca di buone storie su cui fare un film. Non sentivo nemmeno io l’urgenza di una storia su Mandela, anche se sapevo che se se ne fosse fatto uno probabilmente lo avrei interpretato visto lo stesso Presidente molto tempo fa che gli assomigliavo.
Sono dunque incappato in questo libro (“Ama il tuo nemico”) ed ho visto che era una bella storia da poter portare sul grande schermo.

Come ha preso le nomination agli Oscar?
Per la mia sono moderatamente soddisfatto, mentre per quella di Matt sono veramente molto, molto contento. La cosa che però di cui non riesco assolutamente a farmi una ragione e di come non sia rientrato nelle nomination per il miglior film che sono ben 10!

Lei viene da una famiglia numerosa del sud, non particolarmente agiata, e ha dovuto impegnarsi non poco per arrivare dove è adesso immagino.
Si è così, ma ti devi fidare di te stesso e credere in quello che vuoi. Puoi uscire dal tuo status soltanto grazie a quello che tu pensi di te stesso e del tuo posto nel mondo. Il fatto di stare nel ghetto può diventare una forma mentis il che ti porta ad adattarti al posto in cui ti trovi.

Quindi è una questione di atteggiamento mentale?
Esattamente! Non dite mai “vorrei essere”, ma “sono”. E’ questa la differenza. Io credo di essere nato per recitare ed ho avuto la forza e la perseveranza per riuscire.