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2012: la fine del mondo secondo Emmerich





12/11/2009 09:11a cura di FilmFilm.it

Casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra. Probabilmente, era questa la filastrocca preferita da bambino di Roland Emmerich: non esiste oggi nel panorama cinematografico internazionale un regista più indissolubilmente votato alla fine. Perchè per lui la fine è l'inizio: tedesco felicemente trapiantato ad Hollywood, Emmerich di tragedie su scala kolossal, cataclismi FX e apocalissi laiche ne sa, da Independence Day a The Day After Tomorrow, come nessun altro, torna nelle sale per raccontare calendario maya alla mano, la pronosticata fine del mondo 'fissata' per il 20-12-2012.


Venerdì esce infatti in tutto il mondo 2012, il suo nuovo, attesissimo disaster movie, che arriva su 600 schermi italiani con Sony. Prodotto dallo stesso Emmerich, 2012 ha un budget di oltre 200 milioni di dollari - ''ma se andrà male - ironizza il regista - sarà come se fosse costato il doppio'' - e un cast di qualità superlativa, se non altro per l'abituale indifferenza attoriale del genere: Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton, Danny Glover, Woody Harrelson e il protagonista John Cusack, che - dice - ''non so se sopravvivrei ad ogni costo: a differenza del mio scrittore, andrei al mare ai Caraibi o a Roma: sarebbe un bel posto per morire Roma.






Ma quella che 2012 inquadra è una fine ad effetto o c'è da temere? Sicuramente no: ''Solo con The Day After Tomorrow avevo la sensazione di girare un documentario sul nostro futuro prossimo'', confessa Emmerich, che pure l'occhio lungo continua ad averlo, tra ecologia, politica e un umanesimo mainstream.
Sulla stessa lunghezza d'onda, Cusack: ''La fine è davvero vicina? Sono ottimista, non credo che il mondo finirà tra tre anni: andremo avanti ancora un po'''.

Sullo schermo, il suo scrittore di fantascienza Cusack è deciso a far sopravvivere ex moglie (Peet) e pargoli costi quel che costi, mentre il consigliere scientifico Ejiofor nutre crescenti dubbi sul mutismo del presidente Usa (Glover, nero come Obama: script preveggente…) a beneficio degli happy few, i ricchi e potenti che si salveranno su futuristiche arche di Noè.
Tra questi, tutti i capi di Stato del G8, tranne il premier Usa e quello italiano, che preferisce attendere la fine pregando in Piazza San Pietro. Nel frattempo, il profeta neo-hippie Harrelson grida nel deserto mediatico, mentre, complici green/blue screen e marchingegni meccanici, il mondo come lo conosciamo va a rotoli: la California sprofonda nell'oceano, l'Himalaya sta per essere sommerso (la prima immagine visualizzata da Emmerich), e… ''Tutti i film sono politici, e già decidere che questo 2012 sia puro intrattenimento è un fatto ideologico'', dice Emmerich, con Cusack pronto a rincarare la dose: ''Il puro intrattenimento si sposa al populismo di Roland: lo scontro ideologico è tra le ragioni dell'elite e la ragione dell'uguaglianza. Non va tutto bene, nonostante il presidente (Glover, NdR) sia un nero che preconizza Obama, ma con Bush di certo saremmo rimasti tutti a terra, solo qualche società petrolifera si sarebbe salvata…''.

A differenza di tanti colleghi, Emmerich non ha ''ceduto'' alle lusinghe del 3D: ''All'inizio ne avevamo parlato, ma non sono un grande fan. Mi spiego, come professionista mi piacerebbe molto girare in 3D, ma da spettatore credo provochi troppe distrazioni. Sarà la nuova generazione, i bambini allenati dai cartoon tridimensionali, a poterlo fruire appieno''. (Adnkronos)