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Alza la Testa




Castellitto sulla scia di Ken Loach in Alza la testa





19/10/2009 08:10a cura di FilmFilm.it

Il secondo film italiano in concorso arriva dopo l'orgia di sex symbol al Festival di Roma e ha la faccia pulita e sofferente di Sergio Castellitto. Dopo Richard Gere e George Clooney, che in questi giorni di inizio festival hanno monopolizzato con la loro presenza (e i loro film, entrambi molto belli), arriva il secondo film italiano in concorso, Alza la testa di Alessandro Angelini, che ha commosso e raccolto consensi dai critici nella proiezione per la stampa.


Il film lo racconta il protagonista, Sergio Castellitto: "Una pellicola molto semplice, molto popolare - spiega - Il personaggio che interpreto è un proletario nel senso pasoliniano del termine, un operaio che vive un dolore psichico ed è diverso da quelli raccontati dal cinema di oggi. Vive in periferia - aggiunge - e tira su il figlio da solo come se fosse padre e madre insieme. Ad un certo punto si trova di fronte al dolore indicibile, all'ingiustizia assoluta che rappresenta la perdita di un figlio. Chiude tutto, getta la chiave nel mare. Poi qualcosa riparte e decide di cercare la persona che ha avuto il cuore del figlio e la trova nel posto più impensato: quest'uomo che ha passato la vita a dire "alza la testa" (è un allenatore di pugilato, ndr), impara a farlo lui stesso e a guardare le persone negli occhi fino alla rinascita".(AGI)






La pellicola, in uscita sugli schermi italiani il 6 novembre, rientra per Castellitto nel genere del "realismo emotivo di Ken Loach, dei fratelli Dardenne" o di Pasolini. L'attore e regista romano non manca di sottolineare che la fine "è una metaforica pernacchia al cosiddetto cinema italiano autoriale, così tanto autoreferenziale, che è attento più allo specchio che alla finestra aperta".

Il regista Alessandro Angelini, che quattro anni fa portò a Roma L'aria salata (per cui Giorgio Colangeli, presente anche in questo film, vinse il premio come miglior attore), parla di Alza la testa come di un film di frontiera "che, non a caso, inizia a Ostia e Fiumicino e finisce a Gorizia, dalla frontiera di Roma a quella dell'Italia".
In questo film, che racconta "il percorso di un uomo, sinuoso e anarchico", dove il regista confessa di voler "raccontare la vita, quella realtà che non scorre lungo un percorso lineare", i temi affrontati sono tanti (forse troppi) e tutti di stringente attualità: il rapporto padre-figlio, il razzismo, l'immigrazione, la diversità sessuale, le donazioni di organi, ecc.. Un film convincente, con cui Sergio Castellitto si candida con forza per il premio di miglior attore.

In questo riceve l'ideale investitura da chi quel premio lo ha vinto: Giorgio Colangeli parla di "prova immensa, un'interpretazione alla quale la giuria non potrà non prestare attenzione". (AGI)