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Festival di Roma: la guerra e l'orrore visti da dentro





13/10/2009 09:10a cura di FilmFilm.it

Se la Mostra di Venezia ha gridato al capolavoro per Redacted di Brian De Palma, giustizia vorrebbe che il prossimo Festival di Roma (al debutto il 15) si fermasse di fronte alle immagini sconvolgenti di Severe Clear, diretto dall'americano Kristian Fraga e in programma nella sezione Extra-L'altro Cinema. Se due anni fa la provocazione del grande regista americano faceva passare per veri i video apocrifi da lui girati come se appartenessero alla vita quotidiana dei soldati americani in Iraq, questa volta ci si trova invece di fronte alle vere immagini di quella guerra, girate prima con divertimento e poi con sempre più consapevole orrore.


E il salto di qualità appare evidente, talora talmente terrificante da indurre a distogliere lo sguardo.






Un passo indietro: nell'autunno 2001 il sottotenente Mike Scotti, già arruolato nei marines per la prima missione in Afghanistan decide di confermare la ferma e viene selezionato per il blitz nella terra di Saddam Hussein. La ferita dell'attentato alle torri gemelle è vivissima e la decisione di tornare al fronte ne è diretta conseguenza. Come tanti suoi coetanei, Scotti ha la passione del video e alterna le lettere a casa a immagini rubate, vere 'videolettere' che non potrà spedire ma che archivia con meticolosa puntualità.

Le prime immagini lo vedono in caserma, poi al campo d'arruolamento, poi sulla nave che lo porterà nel Golfo Persico. Sembra una lunga vacanza, una gita per adolescenti il suo avvicinamento al teatro di guerra, ma la realtà è dietro l'angolo e non basta l'impatto col deserto e coi primi colpi nemici per svegliarlo. Ci penseranno i primi caduti, il sangue sull'uniforme, la paura nelle notti di luna piena o rischiarate dai traccianti a cambiargli la vita. E la documentazione in video diverrà testimonianza, atto d'accusa, dolorosa autocoscienza di un soldato come tanti.

Ci pensa il film- maker e produttore televisivo Kristian Fraga a fare di quelle immagini un documento sconvolgente che si alimenta anche delle riprese di colleghi del soldato Scotti, del suo pellegrinaggio di ritorno nel grande cimitero collettivo del World Trade Center, delle sue riflessioni postume. Congedato con onore e il grado di capitano, Mike Scotti è per noi tutti, oggi, un testimone eccellente, un 'occhio assoluto' sulla tragedia della guerra più documentata e meno conosciuta dell'ultimo secolo.

Mostrato per la prima volta in pubblico nello scorso marzo (ma a Roma arriva come una vera anteprima internazionale e sarà un'autentica novità anche per la maggior parte degli addetti ai lavori), Severe Clear è prima di tutto però, un film sorprendente quanto a valori tecnici e stilistici. La piccola cinepresa di Scotti fruga ogni dettaglio della vita al fronte, si avventura in spericolati zoom su avversari lontani e primi piani dei commilitoni che farebbero invidia a cineasti affermati.

''La guerra senza filtri, troupes televisive e censure'' dice uno slogan che accompagna il film E mai come questa volta la pubblicità dice il vero, perchè Scotti non aveva velleità cinematografiche e il suo regista gli ha cavato la verità della memoria pezzo per pezzo, componendo come in un puzzle i suoi ricordi, le sue lettere, il suo diario fatto d'immagini, suoni, parole. Fino al momento in cui, tornati a casa, quei nastri registrati vengono sbobinati, ripassati in moviola e assumono la dignità della testimonianza e del cinema.
Che in questo modo ritrova tutta la sua dignità di 'arma più forte', di implacabile osservatore della realtà.
Soprattutto se scomoda. (ANSA)