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The Road - Un mondo senza pietà





05/09/2009 17:09a cura di Daniele Sesti

Presentato a Venezia The Road, il film di John Hillcoatt, tratto dal romanzo di Cormac McCarthy con Viggo Mortensen e Charlize Teron. Un'opera dura che mette in scena un mondo futurible dove la pietà ha lasciato il passo agli istinti più abietti dell'uomo.


Tanto per giocare un po’ alle citazioni, The Road potrebbe iniziare là dove finisceInto The Wild. O, per essere più precisi, lasciate passare un po’ di anni, qualche decennio non molto di più, è la natura da selvaggia diventa vendicatrice trasformando la Terra in un pianeta prossimo ad una glaciazione, preda di terremoti catastrofici e dove “presto tutti gli alberi del mondo cadranno”.






Inizia così, The Road di John Hillcoatt, presentato in concorso alla 66° Mostra del Cinema di Venezia. Non sappiamo quali siano state le cause primarie dei cataclismi che si susseguono, ma vediamo il protagonista (Viggo Mortensen) vagare assieme a figlio per terre desolate, lungo una strada che dovrebbe condurlo al Sud ed al mare dove spera di trovare un clima più vivibile. Tratto dal romanzo di Cormac McCarthy del 2006, il film di Hillcoatt ci introduce così in un mondo ostile dove la natura non concede tregua ed alla quale solo coloro che si adeguano alla violenza ed alla brutalità riescono a sopravvivere. Bande di cannibali si aggirano in branchi per catturare gli inermi superstiti e farne provvista. Questa sembra essere l’unica soluzione per la sopravvivenza. In una fotografia grigia, alcune scene sembrano tratte da quadri di paesaggisti fiamminghi, i rapporti tra il padre e il bambino sono emblematici del mondo che si è creato. Il padre, indurito dalle traversie affrontate non nutre alcuna speranza nel genere umano, difende il figlio come una tigre con i propri piccoli trattando tutti i pericoli con eguale ferocia (“quando fai bei sogni ti devi preoccupare” è la frase che ripete speso al figlio). Il bambino, invece, è capace di pietà nonostante le barbarie di cui è terrorizzato spettatore, la sua è una profonda necessità che vi sia qualcosa di buono, ancora. Nella dicotomia tra ciò che è necessario per sopravvivere e ciò che è bene per riprendere a vivere si sostanzia questo film drammatico nel suo svolgimento e nel suo epilogo ed al quale Hillcoatt imprime una sua ben delineata cifra stilistica con lunghi totali di distese ghiacciate o catastrofiche panoramiche di città abbandonate e desolate.

Viggo Mortensen, probabilmente alle prese con uno dei ruoli più importanti della sua carriera, ha la faccia giusta per impersonificare la dolorosa sofferenza di chi ha abiurato all’umanità ed al senso di pietà, ed in questa rinuncia è il massimo grado della sua sofferenza. Accanto a lui il piccolo Kodi Smit-McPhee è molto bravo a restituirci quel senso di umanità perduta invece dal padre. Piccolo ruolo ma significativo quello di Charlize Teron nella parte della madre e che vediamo in brevi e drammatici flashback.