La migliore risorsa italiana sul mondo del cinema
ricerca film:


Galleria fotografica




Il perdono secondo Todd Solondz





04/09/2009 09:09a cura di Daniele Sesti

Presentato a Venezia Life During Wartime, l'ultima opera di Todd Solondz il regista dell'acclamato Happiness di cui è una sorta di "aagiornamento". Un film contrassegnato da dialoghi tragici ma anche ironicamente sfuggenti, per parlare di perdono e dei suoi confini.


Seguito e variazione di Happiness, leggiamo dal pressbook del film. Ed in effetti, Todd Solondz, dopo la parziale delusione di Palindromes del 2004, torna ai temi del film che gli ha dato notorietà internazionale intrecciando le storie di tre sorelle alla ricerca di una stabilità in un presente irrimediabilmente minato da un passato che non concede tregua.






Life During Wartime, presentato in concorso alla 66° mostra del Cinema di Venezia, è dunque una rielaborazione delle vicende di Happiness e dei suoi personaggi osservati da un’angolazione nuova, dettata dall’accadimento dei fatti già raccontati nei precedenti film di Solondz. Il film è strutturato come una sorta di sordida sinfonia composta da più movimenti, lenti e poco andanti. Tanti quadretti di incontri e scontri tra i personaggi che duettano armati dai dialoghi che sono la vera forza di questo film, scritti da Solondz con lucido cinismo e sfuggente ironia. In questi si innerva l’opera del regista americano dandogli modo di esporre i concetti del perdono e dei limiti dello stesso, di quanto convenga a volte dimenticare per non dover essere poi costretti a decidere se perdonare, e tutto ciò dalla dimensione più intima (perdonare se stessi) fino a quella più esterna e storica (i terroristi, le loro motivazioni possono essere poste a giustificazione delle loro azioni, anche le più turpi e abbiette?). Temi profondi raccontati con la quale totale assenza dei movimenti di macchina, non c’è una vera e propria azione se non quella dei ragionamenti che i concetti dell’opera muovono. In una così programmata e ricercata stagnazione degli eventi, giungono a soccorso dello spettatore lo humour e il leggiero surrealismo che, sembrano quasi involontariamente (ma così non è, ovviamente), scaturire da alcune battute o da alcune studiate espressioni degli interpreti alle prese con un copione che richiede sforzi di recitazione al di fuori della norma. Il tutto incastonato in una fotografia di forte piattezza visiva quasi a voler lasciare il palcoscenico unicamente alla forza delle parole ed ai sentimenti che da esse scaturiscono ma anche alle ambiguità insite nel linguaggio stesso che a volte, come dichiarato dal produttore “ostacola la comunicazione”. Insomma, non un film facile, come peraltro abitudine di Solondz, strutturato per sopravvivere raccontando delle sabbie mobili delle contraddizioni e debolezze umane e, come tale, dunque, da affrontare con consapevolezza.